Papa Francesco: discorso finale Sinodo, “non siamo un gruppo di cristiani di élite”. Le quattro “diagnosi”

“Non siamo un gruppo di cristiani di élite”. Lo ha ribadito il Papa, che al termine del suo discorso a braccio, in spagnolo, pronunciato a conclusione del Sinodo ha esortato a leggere il documento finale a 360°, senza restare “prigionieri di un gruppo selettivo” che va a vedere solo cosa si è deciso nei singoli punti, ma senza considerare il progetto globale, che ad esempio prevede “creatività” nei nuovi ministeri. Come aveva fatto nel suo discorso di apertura, Francesco ha ribadito che per comprendere la portata del Sinodo per l’Amazzonia che si è appena concluso bisogna considerare quattro “diagnosi”: culturale, ecologica, sociale e pastorale. Della prima, ha spiegato, fa parte l’inculturazione, “la valorizzazione della cultura che è il centro della tradizione della Chiesa”. Uno dei pionieri” della seconda, quella ecologica, è il Patriarca Bartolomeo, “il primo ad aprire questo cammino per creare questa coscienza”. “La coscienza ecologica – ha spiegato il Santo Padre – è una coscienza che progredisce e che denuncia la violazione compulsiva e la distruzione di cui l’Amazzonia è uno dei punti più importanti. È un simbolo. Ha a che fare con il futuro, con i giovani, con il movimento di Greta, che dicono: il futuro è nostro”. La dimensione sociale ha al centro la “violazione della persona, a tutti i livelli, e la distruzione culturale”, e comprende anche “l’alto livello di corruzione”, come il Papa stesso ha denunciato a Puerto Maldonado. La quarta dimensione, infine, “che include tutto è la dimensione pastorale, l’annuncio del Vangelo che urge”. “L’esortazione postsinodale non è obbligatoria”, ha fatto notare Francesco: “Forse è opportuna una parola del Papa, tutto dipende dal tempo che ho per pensare”.

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