Diocesi: Milano, mons. Delpini ricorda don Gnocchi. “Invitati a riconoscere i gesti minimi, il bene possibile qui, ora e domani”

(Milano) “Siamo fragili e peccatori, ma l’amore di Dio abita in noi”, è il secondo “motivo per resistere alla rassegnazione” esplicitato da mons. Delpini alla messa per don Gnocchi, celebrata oggi a Milano. “Siamo talora indotti a non avere stima di noi stessi. Ci sentiamo così mediocri, così meschini, così ripetitivi nei nostri peccati, così incapaci di migliorare noi stessi e la comunità in cui viviamo… Troviamo buone ragioni per avere stima di noi stessi – ha affermato l’arcivescovo –, apprezzare la nostra situazione come occasione, praticare una intima libertà dai giudizi e dai pregiudizi degli altri, perché riceviamo la rivelazione dell’opera di Dio per noi”. “Siamo stati amati e resi capaci di amare. Siamo elevati alla dignità di figli di Dio… La restaurazione della persona umana è l’impresa alla quale don Gnocchi si è dedicato, per la stima che ogni persona merita e per la grazia che ogni persona riceve”. Quindi la terza osservazione: “Le nostre opere ci lasciano talora delusi, ci sembra di fare così poco! Abbiamo l’impressione di non contare niente. Siamo insignificanti”. Ma “lo sguardo di Dio sulla vicenda umana non calcola i numeri e non si esprime in statistiche, piuttosto riconosce il valore del gesto minimo, tiene conto dell’opera da nulla compiuta da gente che non grida e non si fa pubblicità, e continua ostinatamente a compiere il bene possibile”.
Nei “bilanci delle nostre imprese siamo invitati a riconoscere i gesti minimi, il bene possibile qui, ora, e poi domani e poi dopodomani e poi anche altrove. Non abbiamo l’ossessione di esibire numeri e risultati, semplicemente ci disponiamo a compiere il gesto minimo che oggi è possibile e lo facciamo con dedizione totale. Ci interessa il giudizio di Dio più del prestigio e degli applausi degli uomini”.

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