Diocesi: Milano, mons. Delpini ricorda don Gnocchi. “Ha interpretato il suo tempo come occasione per ricostruire e riabilitare uomini e donne”

(Milano) “La santità di don Carlo è stata quella dei gesti minimi, di quelli possibile in momenti tragici e di fronte a miserie impressionanti. Una vita di gesti minimi che Dio ha scritto nel libro della vita: perciò don Carlo è felice per sempre presso Dio”. Mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, ha concluso così l’omelia tenuta questa mattina durante la messa celebrata in memoria del beato don Gnocchi presso il santuario diocesano in via Capecelatro a Milano che porta il nome del “padre dei mutilatini”. Una celebrazione a ricordo del decimo anniversario della beatificazione di don Gnocchi e a una settimana dall’incontro che 6mila pellegrini provenienti dai centri della Fondazione, sparsi su tutto il territorio nazionale, avranno a Roma il 31 ottobre con Papa Francesco. “Ci sono tre motivi per resistere alla rassegnazione, vincere lo scoraggiamento, superare il sospetto di insignificanza”, ha affermato Delpini. Anzitutto: “la creazione geme, non per morire, ma per partorire. Il gemito del mondo è talora un grido, un allarme, uno spavento per l’impressione che tutto stia crollando”. Ma i credenti “reagiscono all’impressione di un mondo stanco, esausto condannato all’inevitabile declino e vivono la trepidazione di una attesa, sentono il fremito della vita nuova che nasce e si danno da fare per preparare condizioni di accoglienza, un’aria più pulita, una serenità più predisposta al futuro”.
Così, “sulle macerie di una guerra disastrosa e assurda, in un contesto desolato, in un Paese umiliato e tormentato da divisioni, desideri di rivincita, sensi di colpa, don Gnocchi e tanti come lui hanno interpretato il loro tempo come il tempo adatto per ricostruire, per ricominciare, per riabilitare uomini e donne di ogni età e condizione, per dare principio a una storia nuova”.

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