Cristiani perseguitati: don Kologo (Burkina Faso) a Acs, “nel mio Paese è in atto una vera e propria caccia”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“In Burkina Faso è in atto una vera e propria caccia ai cristiani, i quali vengono colpiti durante processioni ed espressioni della loro fede e perfino raggiunti nelle loro case e giustiziati”. È la testimonianza rilasciata oggi a Roma dal sacerdote burkinabé don Roger Kologo, durante la presentazione della ricerca della Fondazione di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs), intitolata “Perseguitati più che mai. Focus sulla persecuzione anticristiana tra il 2017 e il 2019”. Il testo passa in rassegna gli sviluppi più significativi nei 20 Paesi che destano maggiore preoccupazione a causa delle violazioni dei diritti umani subite dai cristiani. Tra questi il Burkina Faso. Dalla ricerca emerge che “è soprattutto l’Africa il nuovo fronte del fondamentalismo islamico: dei 18 sacerdoti e una religiosa uccisi nel mondo nel 2019, ben 15 sono stati assassinati in questo continente, dei quali 3 in Burkina Faso”. Il sacerdote ha riassunto la tragica escalation di attacchi anticristiani iniziata proprio dalla sua diocesi, quella di Dori, lo scorso Venerdì Santo, e ha parlato del suo amico don Joel Yougbare, rapito lo scorso 17 marzo. “La sera prima del sequestro abbiamo cenato insieme. Mi aveva detto che sarebbe andato a visitare una comunità in un’area remota. Sapeva che era rischioso, i jihadisti lo tenevano d’occhio e più volte l’avevano seguito, ma lui non voleva abbandonare i suoi fedeli. È un uomo di grande coraggio e noi continuiamo a pregare il Signore affinché possiamo ritrovarlo in vita”. Don Kologo ha ricordato anche il delegato della comunità di Essakane ucciso da terroristi islamici perché non aveva digiunato e pregato come loro (durante il mese del Ramadan). “Nella diocesi di Ouahigouya – ha aggiunto – questo tipo di esecuzioni sono ancor più numerose. Nei villaggi caduti ormai nella più totale insicurezza, i nostri fratelli nella fede sono degli obiettivi chiaramente identificati e vengono uccisi perché sono cristiani. Dall’inizio dell’anno sono più di sessanta i fedeli uccisi per la loro fede”. Un pensiero il sacerdote lo ha rivolto anche al missionario salesiano spagnolo don César Fernandez, ucciso il 15 febbraio al confine con il Togo e a “tutti coloro che sono stati uccisi perché appartenenti alla leadership locale o perché si sono opposti alla violenza terroristica, come i 16 musulmani uccisi nella loro moschea l’11 ottobre”.

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