Colombia: vescovi su aborto, “ministero della Salute non ha titolo per regolamentare l’accesso”

La Commissione episcopale per la vita della Conferenza episcopale colombiana, attraverso una lettera firmata dal suo presidente, mons. Juan Vicente Córdoba, vescovo di Fontibón, e inviata al ministro della Salute, Juan Pablo Uribe Restrepo, prende le distanze dal Progetto di risoluzione attraverso il quale il ministero della Salute intende regolamentare l’accesso all’aborto, che in Colombia attualmente è depenalizzato solo per tre casi eccezionali.
Il ministero, spiega per la nota la Commissione per la vita, giustifica la scelta con la necessità di dare attuazione alla sentenza SU096 del 2018 della Corte Costituzionale, che reiterava l’ordine di regolamentare l’aborto.
Tuttavia, secondo la Conferenza episcopale, “il ministero dimentica che la medesima sentenza ordinò al congresso di legiferare”, tanto che la Corte stessa si è astenuta dal farlo. “Dimentica pure che non ha le facoltà per regolamentare una sentenza della Corte senza che esista una legge che dev’essere regolamentata”. E, infine, “il ministro sembra dimenticare che in Colombia l’aborto è un delitto per il quale non si va in carcere solo per tre eccezioni”.
Entrando nel merito, mons. Córdoba denuncia che il progetto che è stato reso noto “pretende di restringere il diritto all’obiezione di coscienza di professionisti e istituzioni” che operano in difesa della vita e si impedisce alle persone di riunirsi in preghiera davanti alle cliniche abortiste. La Chiesa colombiana rivolge, così, un appello a tutto il popolo perché manifesti la sua condanna a questo regolamento e utilizzi tutti i mezzi a sua disposizione per esprimere la sua opinione davanti al Governo e alla società in generale”.

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