Papa Francesco: messa Giornata missionaria mondiale, “i fratelli e le sorelle non vanno selezionati, ma abbracciati”

foto SIR/Marco Calvarese

“I fratelli e le sorelle non vanno selezionati, ma abbracciati, con lo sguardo e soprattutto con la vita”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della messa celebrata ieri, in occasione della Giornata missionaria mondiale, nell’ambito del Mese missionario straordinario. “Non siamo nati per stare a terra, per accontentarci di cose piatte, siamo nati per raggiungere le altezze, per incontrare Dio e i fratelli”, ha spiegato Francesco: “Ma per questo bisogna salire: bisogna lasciare una vita orizzontale, lottare contro la forza di gravità dell’egoismo, compiere un esodo dal proprio io”. “E come in montagna non si può salire bene se si è appesantiti di cose, così nella vita bisogna alleggerirsi di ciò che non serve”, l’invito del Santo Padre: “È anche il segreto della missione: per partire bisogna lasciare, per annunciare bisogna rinunciare. L’annuncio credibile non è fatto di belle parole, ma di vita buona: una vita di servizio, che sa rinunciare a tante cose materiali che rimpiccioliscono il cuore, rendono indifferenti e chiudono in sé stessi; una vita che si stacca dalle inutilità che ingolfano il cuore e trova tempo per Dio e per gli altri”. “Possiamo chiederci”, la proposta: “come va la mia salita? So rinunciare ai bagagli pesanti e inutili delle mondanità per salire sul monte del Signore?”. “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati”, ha ricordato il Papa: “Il Signore è ostinato nel ripetere questo tutti. Sa che noi siamo testardi nel ripetere ‘mio’ e ‘nostro’: le mie cose, la nostra gente, la nostra comunità…, e lui non si stanca di ripetere: ‘tutti’. Tutti, perché nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua salvezza; tutti, perché il nostro cuore vada oltre le dogane umane, oltre i particolarismi fondati sugli egoismi che non piacciono a Dio”. “La Chiesa annuncia bene solo se vive da discepola”, ha concluso Francesco: “Non conquistando, obbligando, facendo proseliti, ma testimoniando, mettendosi allo stesso livello, discepoli coi discepoli, offrendo con amore quell’amore che abbiamo ricevuto”.

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