Colombia: bambini indigeni si sfamano tra l’immondizia a Puerto Carreño. Vescovo, “tutti sanno, nessuno fa niente”. La Chiesa unica realtà presente

Bambini indigeni costretti a mangiare tra l’immondizia per sfamarsi. L’emittente colombiana Rcn ha realizzato in questi giorni un’inchiesta di denuncia sulla situazione dei minori che vivono a Puerto Carreño, nel dipartimento orientale del Vichada, lungo l’Orinoco e al confine con il Venezuela. Sulla vicenda interviene il vescovo del vicariato apostolico di Puerto Carreño, mons. Francisco Ceballos, in partenza per il Sinodo dell’Amazzonia, con una nota inviata personalmente al Sir. “È solo un piccolo esempio di ciò che sta accadendo agli indigeni nel Dipartimento del Vichada, che vengono presi in considerazione solo al momento delle elezioni. Sono illusi da migliaia di promesse, vengono portati a votare, vengono ‘comprati’ con alcune sciocchezze e poi vengono abbandonati al proprio destino. Sebbene ci siano politiche di protezione per gli indigeni da parte dello Stato, i loro diritti fondamentali vengono violati”.

Mons. Ceballos denuncia: “Vediamo ragazze e ragazzi indigeni che vagano per le strade di Puerto Carreño come mendicanti, come inalatori di sostanze, mangiando spazzatura dai bidoni, chiedendo avanzi ai clienti nei ristoranti, chiedendo elemosine e alcuni vendendo il proprio corpo”. Un fenomeno non ignoto alle Istituzioni, “ma nessuno fa niente”.
Il difensore civico e la personalità hanno avvertito in anticipo della situazione, “ma non esiste una risposta per risolvere il problema. Mi chiedo: cosa sta facendo l’Icbf (l’Istituto colombiano de bienestar familiar, l’organismo governativo deputato alla tutela dei minori, ndr) di fronte alle ragazze e ai bambini fuori dalla scuola, ai tossicodipendenti che vagano per le strade, ai ragazzi nella spazzatura. A dire il vero, molto poco”. La Chiesa, prosegue il vescovo, fa il possibile, attraverso le tre mense attive nel vicariato, che sfamano più di 250 minori, “ma dal Governo non abbiamo ricevuto un peso”. Esiste l’idea di dare vita in ogni parrocchia o cappella una mensa per i poveri. L’idea è stata condivisa in campagna elettorale, spiega mons. Ceballos, e tutti si dicono a parole entusiasti, “ma poi una volta assunto il mandato popolare se lo dimenticano”. In ogni caso, di fronte a una situazione “così vergognosa”, conclude, “vogliamo operare con più forza”, ma “è necessario unirci come società”.

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