Diocesi: mons. Moscone (Manfredonia), di fronte a corruzione “Chiesa impegnata in formazione di laici onesti e competenti”

“Messo a tacere il bene comune, rimane solo la forza individuale, che ha nell’apparente ‘più forte’ colui che decide e imposta le scelte in tutti gli ambienti e nelle istituzioni che reggono il territorio. In cambio di favori clientelari, l’imprenditore corrotto promette al politico dei posti di lavoro che egli potrà usare nelle proprie campagne elettorali. Nasce così la figura del politico colluso il quale pensa che la forza della politica risieda non tanto nei programmi seri e articolati in vista dello sviluppo del territorio e della promozione del bene comune, ma nella quantità di posti che riesce a promettere e far aggiudicare al suo ‘elettorato’”. È l’analisi offerta da mons. Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, sul sistema di corruzione che si è creato nel territorio di Manfredonia. L’equazione è la seguente: “Più posti di lavoro promessi equivale a più voti e più riuscita politica”. In questo modo “il meccanismo del consenso viene inquinato: i cittadini esasperati non voteranno coloro che hanno a cuore il bene della collettività, ma quanti hanno il potere di sistemare i propri figli, parenti, e forse anche sé medesimi”. Così il circuito dei “tre poteri” si chiude, “diventando sempre più infetto ed infettante”. Si tratta di “un circuito vizioso dove la politica subisce il ricatto di una economia inquinata che campa sulla carenza di lavoro e bisogno di lavoro della cittadinanza”. In una situazione di questo tipo, sottolinea il presule, “si introduce la malavita organizzata con i suoi affari illegali. La malavita ha bisogno della politica per ricevere autorizzazioni e riconoscimenti, che le permettano di aprire attività, che di facciata sembrano dare lavoro e promuovere il benessere della comunità, tanto che i cittadini ci stanno al ricatto, ma che di fatto costituiscono un sotterfugio per il riciclaggio di denaro sporco, guadagnato altrove con attività criminose, come la prostituzione, il caporalato, il pizzo, l’usura, la vendita di stupefacenti o l’ecomafia”. A questo punto “la politica è sotto scacco perché diventa ricattabile”, dando “conto solo a poteri criminali che non si fermeranno più davanti a nulla e si sentono e fanno sempre più esigenti: il conto diventa ogni giorno più esoso”. Di fronte a tutto questo, conclude mons. Moscone, “la Chiesa si sente impegnata nella formazione di laici onesti e competenti che sappiano dare un volto nuovo non solo alla politica, ma prima ancora a modelli di imprenditorialità e ad una generale rieducazione al senso civico dei singoli cittadini, che come elettori sono chiamati a dare il proprio consenso, con responsabilità e coscienza matura e non secondo logiche di scambio clientelare e sotto il ricatto della malavita organizzata”.

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