Chiese umbre: mons. Brambilla (vice-presidente Cei), “attivismo sfrenato trasforma la comunità in una sorta di Pro loco”

“Vi sono persone, vescovi, preti e laici, che sembrano dire con i loro giudizi, i loro gesti, i loro mezzi, che il centro è il proprio io, un attivismo sfrenato, che trasforma la comunità in una sorta di Pro loco e che sequestra le attività come un piccolo regno in cui primeggiare, lamentandosi poi di essere lasciati soli”. Lavorare per una “Chiesa di pietre vive” e non per “la realizzazione di sé”: è stata questa la direzione indicata da mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e vice-presidente della Cei, agli oltre 500 delegati delle 8 diocesi umbre riuniti oggi e domani a Foligno per l’assemblea ecclesiale regionale. Nel suo intervento il presule ha ribadito la necessità di “avvicinarsi” a Dio, “cercarlo, amarlo, seguirlo, sceglierlo ogni volta come il centro, come colui che sta sopra ogni cosa e che è presente tra di noi quale motivo reale della vita buona”. “L’edificio spirituale che dobbiamo costruire – ha spiegato mons. Brambilla – è la chiesa di persone, è la casa di tutti, ma questo ‘tutti’ non indica un numero generico, ma una foresta lussureggiante di pietre vive diverse, amanti, oranti, speranti. Si chiama ‘chiesa’, perché è il luogo in cui si raduna la chiesa di ‘persone’ e le persone che fanno ‘chiesa’ (ecclesìa). Comunità convocata per essere inviata. Non gruppo di prescelti o perché hanno affinità elettive, ma assemblea di coloro che hanno sperimentato misericordia per trasmettere tenerezza e carità”.

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