Sinodo per l’Amazzonia: p. Sarmento Rezende, “se un giorno il celibato non facesse più per me, lascerei”

“Se arrivasse un giorno in cui capissi che il celibato non fa più per me, lascerei”. Così padre Justino Sarmento Rezende, esperto in spiritualità indigena e pastorale inculturata, ha risposto alle domande dei giornalisti sulla possibilità che il celibato sia di ostacolo alle vocazioni al sacerdozio, per questioni di incompatibilità culturale con i popoli dell’Amazzonia. L’unico sacerdote indigeno presente al Sinodo, intervenuto al briefing di oggi, ha fatto notare che “il celibato non è qualcosa che è nato con la persona umana: è qualcosa che si è stabilito lungo la storia. Nessuno tra noi qui presenti è preparato a vivere il celibato, che è un dono di Dio”. “Il celibato è una virtù che può essere vissuta da qualsiasi essere umano: non dico dalle donne, sulle quali attualmente c’è molta confusione”, ha aggiunto padre Justino. “Quando sono stato ordinato prete – ha raccontato il salesiano – mia madre non mi ha detto: ‘sei un prete per vivere il celibato’. Ha pianto, perché voleva che mi sposassi e avessi dei nipoti. E mio nonno mi ha detto: ‘essere preti non è per noi, da dove hai preso questa idea?'”. “Per me gli unici in grado di diventare sacerdoti erano i bianchi”, ha testimoniato padre Justino: “Quando poi sono diventato prete io, gli indigeni avrebbero potuto dire che per me sarebbe stato difficile. Non è stato facile, ma per me è stato molto importante vivere il celibato con lo sforzo, la preghiera e l’aiuto delle persone, in modo che io potessi vivere la mia vocazione nel modo più equilibrato possibile”. Padre Justino ha raccontato che la sua vocazione al sacerdozio “è nata quando ho visto i missionari che insegnavano il catechismo ai miei nonni, che non capivano la lingua portoghese. Io ero un adolescente, ho pensato che anch’io potevo diventare un giorno sacerdote, ma nella mia propria lingua”. Quando poi, nel 1976, nella sua diocesi è nato un seminario, “io e altri giovani indigeni siamo andati a chiedere come si diventava sacerdoti”. “Essere sacerdoti non è per voi, andate a giocare”, è stata la risposta di un prete di allora: “E noi siamo andati a giocare a pallone”, ha detto padre Justino.

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