Povertà: Eurostat, un quinto degli europei a rischio indigenza. “Obiettivo 2020 ancora lontano”

(Bruxelles) Ci sono nell’Ue 109,2 milioni di persone, cioè il 21,7% della popolazione, a rischio di povertà o esclusione sociale: dopo gli anni tra il 2009 e il 2012 in cui la percentuale era salita al 25%, diminuisce il numero di persone che vivono con un reddito insufficiente, “gravemente deprivati materialmente” o “in famiglie con un’intensità di lavoro molto bassa”. È l’istituto di statistica dell’Ue, Eurostat, che in occasione della odierna Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, diffonde i dati relativi al 2018. Ma segnala: l’obiettivo della strategia Europa 2020 è di far scendere al 20% la fetta di popolazione in difficoltà. Manca poco tempo e il ritmo è troppo lento. Analizzando i dati per Paese, emerge che a rischio di povertà o esclusione sociale è circa un terzo della popolazione in Bulgaria (32,8%), Romania (32,5%), Grecia (31,8%); più o meno un quarto in Lettonia (28,4%), Lituania (28,3%), Italia (27,3%) e Spagna (26,1%). I Paesi in cui la percentuale è più contenuta sono Repubblica Ceca (12,2%), Slovenia (16,2%), Slovacchia (16,3%, dati 2017), Finlandia (16,5%), Paesi Bassi (16,7%), Danimarca e Francia (entrambi 17,4%) e Austria (17,5%). Se la media europea è calata in questi anni, ci sono però nove Paesi in cui le persone in povertà o esclusione sociale sono aumentate dal 2008: Lussemburgo (+6,4%) Grecia (+ 3,7%), Estonia (+ 2,6%), Spagna (+ 2,3%), Italia e Paesi Bassi (entrambi + 1,8%), Svezia ( +1,3%), Danimarca (+ 1,1%) e Cipro (+ 0,6%). Sono invece diminuite in Bulgaria (-12%), Romania (-11,7%) e Polonia (-11,6%), Ungheria (-8,6 %) e Lettonia (-5,8%).

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