Sinodo per l’Amazzonia: mons. Reyes (Venezuela), “la Chiesa sta con gli indigeni, rappresentiamo i loro sogni”

(DIRE-SIR) – “Stiamo dicendo al mondo che i popoli originari esistono; vogliamo essere i loro migliori alleati nella lotta per i diritti”: così mons. Jonny Eduardo Reyes Sequera, venezuelano, vicario apostolico di Puerto Ayacucho, intervistato dall’agenzia Dire a margine del Sinodo per l’Amazzonia. Secondo il vicario apostolico, salesiano, l’assise vaticana in corso fino al 27 ottobre ha il compito di dar seguito e rafforzare il dialogo che ha già caratterizzato gli incontri preparatori in America Latina. “Sono state esperienze belle, grazie alle quali abbiamo potuto ascoltare la gente provando a capire sentimenti e preoccupazioni”, sottolinea mons. Reyes in merito agli appuntamenti promossi dalla Red eclesial panamazónica (Repam). L’impegno dei vescovi, ora, sarebbe farsi portatori di quelle voci e quelle istanze: “Qui in Vaticano dobbiamo essere i rappresentanti dei sogni di chi non è mai stato ascoltato, è sempre stato messo da parte e ha sempre sofferto”. In primo piano nell’intervista anche i problemi specifici di Puerto Ayacucho, un territorio esteso su 184mila chilometri quadrati al confine con il Brasile e soprattutto la Colombia. “Tra le sfide principali ci sono la tutela dell’ambiente dallo sfruttamento minerario ma anche la violenza dei gruppi guerriglieri e la crisi dell’economia”, dice mons. Reyes. Il vicario apostolico non le cita ma il riferimento sembra a unità legate alle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), segnalate già anni fa nell’area di Puerto Ayacucho per le attività di estrazione dell’oro. L’altro tema sono le conseguenze sociali dello scontro tra il governo “bolivariano” del presidente Nicolas Maduro e le opposizioni schierate con Juan Guaidó. “Mancano medicinali e cibo”, denuncia mons. Reyes: “Come Chiesa dobbiamo farci portavoce anche rispetto a queste difficoltà, comprendendo al meglio il compito che possiamo assolvere”.

(www.dire.it)

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