Ecuador: accordo tra Governo, indigeni e organizzazioni sociali, propiziato da vescovi e Onu. Il decreto contestato sarà rivisto

Dopo un fine settimana in alcuni momenti drammatico, quando in Italia era notte fonda è arrivata dall’Ecuador una buona notizia: il dialogo propiziato da Conferenza episcopale ecuadoriana (Cee), Onu e 4 Università tra il Governo del presidente Lenín Moreno e le organizzazioni degli indigeni (Conaie) e dei lavoratori ha avuto un esito positivo, da verificare ora alla prova dei fatti. La trattativa, slittata di qualche ora dopo essere stata prevista per le 15 (ora locale) è stata trasmessa in streaming per richiesta degli indigeni, in molte chiese i fedeli si sono riuniti in preghiera.
Sostanzialmente, è stato deciso che una Commissione tecnica ridiscuterà il famigerato Decreto 883, che eliminava i sussidi governativi per calmierare i prezzi dei carburanti e per redigere un nuovo decreto che mantenga l’eliminazione dei sussidi, ma che focalizzi la redistribuzione delle risorse ottenute dall’eliminazione.
Tutto questo dopo che il presidente, tornato a Quito dopo essersi spostato la scorsa settimana a Guayaquil, aveva difeso il suo operato dicendo di essere “un uomo di principi”, sui quali ha insistito di essere intransigente. Ha detto che la decisione di togliere il sussidio ai combustibili è nata dal fatto che questo arricchiva i ricchi trafficanti di combustibile e che mai era nelle sue intenzioni colpire i settori poveri della popolazione. Poi, ha ricordato le politiche in favore del mondo indigeno attuate durante la sua presidenza e ha riproposto la piattaforma di misure di sviluppo che aveva presentato il giorno successivo alla firma del cosiddetto paquetazo. I rappresentanti del Conaie (la maggiore organizzazione indigena) hanno rivolto un commosso ricordo alle vittime della repressione dei giorni scorsi, ha ringraziato la città di Quito per la solidarietà dimostrata, ha chiesto l’abrogazione del Decreto 883, e alla fine ha detto che nel caso che non si arrivi a un accordo, gli indigeni sono disposti a continuare la lotta fino a dare la vita. Sono state chieste misure alternative a quelle del Governo e sono state chieste le dimissioni dei ministri dell’Interno e della Difesa, per la violenza contro i manifestanti.
Si tratterà ora di capire, fin da oggi, se la mobilitazione indigena cesserà o proseguirà comunque. Come detto, nel fine settimana, soprattutto a Quito, si sono vissute ore di grande tensione, come riferito direttamente al Sir da varie fonti dirette. La protesta indigena, si è spostata dal centro anche a molti altri quartieri. Il Governo ha dichiarato il coprifuoco a partire dalle 15, ma non sono mancati tentativi (in alcuni casi riusciti), di forzare tale provvedimento. Si era anche diffusa la voce di uno sgombero della Casa della Cultura, vero e proprio centro operativo delle organizzazioni indigene nella capitale.

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