Sinodo per l’Amazzonia: mons. Santin, “non esistono più infanticidi. Pensate ai macelli praticati nei vostri ospedali”

“Non esistono più queste pratiche”. Mons. Wilmar Santin, vescovo prelato di Itaituba, in Brasile, ha risposto in maniera netta ad una domanda sulle pratiche di infanticidio tra gli indigeni dell’Amazzonia. Interpellato in materia dai giornalisti durante il briefing odierno sul Sinodo, il presule ha citato l’esperienza degli indigeni Munduruku: “Sono una tribù molto bellicosa, un popolo di guerrieri: quando uccidevano qualcuno, gli tagliavano la testa e la portavano come un trofeo. Al momento della nascita, se un bambino era difettoso, avevano l’abitudine di tagliargli il collo e veniva ucciso immediatamente. Quando nascevano due gemelli, erano convinti che uno era il male e uno il bene, e così ne uccidevano uno o per non correre rischi li uccidevano entrambi. Lo stesso avveniva per un bambino nato da una ragazza madre, che per loro non aveva alcun valore”. “Oggi non esistono più queste pratiche”, ha assicurato il vescovo, che poi ha lanciato una provocazione: “E gli aborti nei Paesi civili? Sarebbe facile inorridire davanti a queste pratiche, quando negli ospedali si praticano tanti macelli”. Mons. Medardo de Jesùs Henao Del Rìo, vicario apostolico di Mitú e vescovo titolare di Case mediane, in Colombia, ha raccontato del grande lavoro di “accompagnamento” che la Chiesa ha sempre fatto a fianco degli indigeni “per formare le persone e mostrare loro che non si tratta di uno spirito maligno che si è impossessato di una donna e ha danneggiato il bambino. Così si è smesso di portare avanti queste pratiche: oggi vedo che ci sono gruppi semi-nomadi, gemelli, bambini affetti da sindrome di Down che sono accolti nelle comunità e non cacciati”.

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