Germania: sparatoria a Halle. Procuratore generale ai giornalisti, “Stefan B. oggi comparirà di fronte alla giustizia”. Molte le domande aperte

“Ciò che ieri abbiamo vissuto è stato terrore. Stefan B. aveva come obiettivo di fare un massacro nella sinagoga”. Così il procuratore generale Peter Frank ha esordito oggi in conferenza stampa, convocata a Karlsruhe per riferire lo stato delle indagini riguardo l’attentato di ieri nei pressi della sinagoga di Halle. Il 27enne tedesco, di cui il procuratore non ha mai pronunciato il cognome, era pesantemente armato, con armi che si è fatto da solo; nella sua auto sono stati trovati 4 chili di esplosivo. “Antisemitismo, razzismo, odio verso gli stranieri” i motivi che lo animavano, come quelli che hanno mosso l’attentatore di Christchurch, ha riferito il procuratore. Voleva che fosse visto da tutti, mentre compiva l’attacco e lo commentava; voleva imitare il gesto di altri e voleva spingere altri a fare la stessa cosa. Il procuratore ha altresì informato che nel pomeriggio Stefan B. comparirà davanti ai giudice a Karlsruhe. “Si aprono molte domande”, ha aggiunto Frank: “Come è avvenuta la radicalizzazione? Come ha deciso di compiere questo gesto? Come si è procurato il materiale con cui ha costruito le armi? Quali aiuti, appoggi, contatti ha avuto in questo periodo, anche attraverso la rete?”. Saranno indagate le sue comunicazioni e le sue attività nel tempo a venire. “A queste domande oggi non abbiamo nessuna chiara risposta”, per questo il procuratore ha affermato di non poter rivelare altri dettagli delle indagini in corso. “Dobbiamo difendere meglio i nostri concittadini ebrei. Appartiene alla nostra ragione di stato che gli ebrei in Germania possano vivere in sicurezza”, aveva detto il ministro federale per la giustizia Christine Lambrecht, aprendo la conferenza stampa. “Tutti dobbiamo impegnarci a contrastare l’antisemitismo, che si sta diffondendo sempre di più” e “per questo dobbiamo utilizzare tutti i mezzi che lo stato di diritto mette a disposizione”. Poiché “le parole violente portano ad atti violenti”, sotto accusa è internet: “Farò proposte su come rendere la rete sempre più responsabile per ciò che viene diffuso in internet”, ha concluso il ministro, in considerazione del fatto che l’attentatore aveva pubblicato in rete all’inizio di ottobre un manifesto e il programma che si era proposto di compiere.

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