Comboniani: Roma, una mostra di immagini, testi e musiche sulle lingue indigene

Preservare la diversità, il dialogo interculturale e la ricchezza delle lingue locali. È l’impegno annunciato dai Missionari Comboniani in tutto il mondo che, per celebrare l’Anno internazionale delle lingue indigene indetto dall’Onu e il Mese Missionario straordinario, hanno allestito la mostra dal titolo “Lingue, Missione, Memoria; il contributo dei Missionari Comboniani allo studio e alla preservazione delle lingue locali nella loro opera di annuncio del Vangelo”. L’esposizione è aperta al pubblico da oggi, giovedì 10 ottobre, festa di San Daniele Comboni, mentre la conferenza di presentazione si terrà il 14 ottobre, alle 18, nella casa generalizia di Roma (in zona Eur, via Luigi Lilio 80). Il titolo ne segnala l’intento: fare memoria dell’impegno dei Missionari Comboniani nello studio e nella traduzione di testi in alcune lingue africane. “È proprio la lingua, infatti, lo strumento che esprime la ricchezza della cultura di un popolo e che è veicolo indispensabile per trasmettere il messaggio evangelico”, segnala una nota. Alla conferenza del 14 ottobre parteciperanno p. Claudio Lurati, economo generale dei Missionari Comboniani, Laura Fasciolo e Massimiliano Troiani, direttori artistici della mostra, p. Venanzio Milani, direttore del Museo Africano di Verona, e Pierluigi Valsecchi, docente del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pavia. La mostra è divisa in sei sezioni: grammatiche/dizionari, catechismi, testi di Storia Sacra, testi liturgici, testi educativi e musica. L’obiettivo è quello di offrire una gamma di testi tradotti nelle lingue locali cercando di descriverne il gruppo etnico, la posizione geografica e l’autore. Inoltre, sono esposte immagini, racconti d’epoca e mappe storiche dei territori dove operavano i missionari. “Sarà un’immersione a 360 gradi nelle diverse culture locali – racconta p. Mariano Tibaldo, ideatore e curatore dell’esposizione -. Una lingua è una cultura, ci offre una visione più ampia del mondo ed è un canale di incontro con Dio perché permette una più profonda integrazione con la natura, con l’ambiente e i popoli indigeni, che oggi possiamo considerare tra i gruppi più vulnerabili al mondo”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo