Papa Francesco: vespri, “il Signore ci chiama a far fruttare i talenti” per “diventare attivi nel bene. Non notai della fede e guardiani della grazia, ma missionari”

“Il Signore ci chiama a far fruttare i talenti con audacia e creatività. Dio ci domanderà se ci saremo messi in gioco, rischiando, magari perdendoci la faccia. Questo mese missionario straordinario vuole essere una scossa per provocarci a diventare attivi nel bene. Non notai della fede e guardiani della grazia, ma missionari”. Il monito è di Papa Francesco, nell’omelia della preghiera liturgica dei vespri presieduti questa sera, memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, nella basilica di San Pietro in occasione dell’inizio del Mese missionario straordinario dal tema: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. Si diventa missionari, spiega il Pontefice, “vivendo da testimoni: testimoniando con la vita di conoscere Gesù; è la vita che parla. Testimone è la parola-chiave, una parola che ha la stessa radice di senso di martire. E i martiri sono i primi testimoni della fede: non a parole, ma con la vita. Sanno che la fede non è propaganda o proselitismo, è dono di vita”. Per Francesco non “possiamo tacere la gioia di essere amati, la certezza di essere sempre preziosi agli occhi di Dio”. Questo è l’annuncio “che tanta gente attende. Ed è responsabilità nostra”. Di qui l’invito a chiedersi in questo mese: “Come va la mia testimonianza?”.

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