Diocesi: Roma, una casa di formazione a Gerusalemme. Don Morlacchi, “un ambiente familiare per i pellegrini”

“Ogni pellegrinaggio, prima ancora che manifestazione pubblica della fede religiosa, è simbolo di un cammino interiore, di una ricerca spirituale, di una sete primordiale dell’Assoluto”. Lo scrive don Filippo Morlacchi, direttore della Casa di formazione a Gerusalemme della diocesi di Roma, sull’edizione de L’Osservatore Romano in edicola oggi pomeriggio con la data di domani. “La pratica del pellegrinaggio è presente, in vario modo, in tutte le religioni – ricorda il sacerdote -. La sua dimensione pubblica e visibile lo rende un antidoto potente contro la dimensione soggettivistica e ‘liquida’ che sembra dominare la religiosità postsecolare”. Riferendosi al progetto della diocesi di Roma in Terra Santa, il sacerdote romano evidenzia che “vivere nei luoghi in cui il Signore Gesù è vissuto non è espressione di curiosità o vanità spirituale, ma esprime il desiderio di conoscerlo meglio e di imitarlo più da vicino”. “Per la formazione dei futuri sacerdoti, ma anche per la formazione permanente del clero, degli operatori pastorali e di ogni cristiano, non c’è nulla di più efficace che farsi pellegrini nei luoghi abitati da Gesù, e magari soffermarsi un po’ più a lungo di quanto non consenta il classico itinerario di una settimana – sottolinea -. Ciò aiuta a vivere più in profondità e con più efficacia l’esperienza dell’imitazione del Signore”. Il progetto della diocesi del Papa prevede una struttura fisica a Gerusalemme nella quale i cristiani di Roma possano sentirsi a casa propria. “Oggi i pellegrini arrivano abbastanza comodamente, ma hanno bisogno di ambienti familiari e di accoglienza spirituale, nei quali sperimentare la comunione della comunità cristiana, la ricerca condivisa dell’incontro con il Maestro, la fraternità del cammino comune che facilita il viaggio verso l’uomo interiore”.

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