Notizie Sir del giorno: rapporto Oxfam, Ulloa Mendieta e Gmg 2019, Nicaragua, diaconato permanente, accordo Brexit, naufragio nel Mediterraneo, corruzione

Forum Davos: Oxfam, “in 26 hanno quanto la metà del mondo. In Italia il 5% ha quanto il 90% più povero”

Nel corso del 2018 le fortune dei super-ricchi sono aumentate del 12%, al ritmo di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre 3,8 miliardi di persone, che costituiscono la metà più povera dell’umanità, hanno visto decrescere quel che avevano dell’11%. L’anno scorso, da soli, 26 ultramiliardari possedevano l’equivalente ricchezza della metà più povera del pianeta. È quanto denuncia oggi Oxfam diffondendo il nuovo rapporto “Bene pubblico o ricchezza privata?”, alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos. In una nota, Oxfam rileva la “concentrazione di enormi fortune nelle mani di pochi, che evidenzia l’iniquità sociale e l’insostenibilità dell’attuale sistema economico”. A metà 2018, l’1% più ricco deteneva infatti poco meno della metà (47,2%) della ricchezza aggregata netta, contro un magro 0,4% assegnato alla metà più povera della popolazione mondiale, 3,8 miliardi di persone. In Italia il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva, nello stesso periodo, circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale. Il 5% più ricco degli italiani era titolare da solo della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero. Inoltre, a livello globale gli uomini possiedono oggi il 50% in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l’86% delle aziende. Anche il divario retributivo di genere, pari al 23%, vede le donne in posizione arretrata.

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Gmg 2019: mons. Ulloa Mendieta (arcivescovo di Panama), “il Papa in Centro America è una boccata di aria fresca e di speranza”

“Questo incontro del Papa con la gioventù del mondo nel solco di questa Regione – Centro America, Caribe e Venezuela – è una boccata di aria fresca e di speranza. Uno spiraglio di luce perché si possa continuare a sognare e si possa presto vivere una realtà nuova”. È l’arcivescovo di Panama, monsignor José Domingo Ulloa Mendieta, ad esprimere lo stato d’animo con cui il Paese sta aspettando l’arrivo di Papa Francesco. E aggiunge: “Viviamo in una Regione attraversata da varie problematiche: migrazione forzata, giovani che cadono nella mani della delinquenza, vittime del narcotraffico”. “Aspettiamo da Papa Francesco parole di speranza, parole che dicano che si può credere nella gioventù, e parole che invitino i giovani ad assumere la responsabilità di cambiare questa triste realtà, parole che incoraggino a ripartire dalla cura della casa comune, dai poveri, dalla capacità di guardare con nuovi occhi gli scartati di questo mondo”.

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Nicaragua: a nove mesi dall’inizio delle proteste il Messico si offre come mediatore

“Se il Governo attuale del Nicaragua è disposto a dialogare, con qualsiasi mediatore, il dialogo sarà possibile. L’importante è la volontà politica del Governo di dialogare”. Lo ha detto ieri, conversando con i giornalisti il vescovo ausiliare di Managua, mons. Silvio José Báez, al termine della messa domenicale. Il presule ha risposto a una domanda riguardante la presa di posizione del Governo messicano, che si è offerto come mediatore tra il Governo e le organizzazioni della società civile. A nove mesi dall’inizio delle proteste, represse in modo sempre più violento dal regime di Daniel Ortega, la situazione del Paese è sempre più difficile, anche dal punto di vista economico. Un sondaggio Gallupp realizzato all’inizio di gennaio, i cui risultati sono stati resi noti in questi giorni, documenta che solo il 20% della popolazione è d’accordo con l’affermazione di Ortega che tutto procede normalmente e oltre il 50% chiede elezioni anticipate, libere e trasparenti. Le due personalità con maggior consenso nel Paese sono l’arcivescovo di Managua, il card. Leopoldo Brenes, e il vescovo ausiliare, mons. Silvio José Báez.

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Papa Francesco: diaconato permanente “occasione di promozione umana e spirituale e di evangelizzazione degli orfani e dei ragazzi più bisognosi”

“Vivo compiacimento” per i 50 anni di ordinazione dei primi sette diaconi permanenti della Pia Società San Gaetano, avvenuta il 22 gennaio 1969 nella cattedrale di Vicenza. L’ha espressa il Papa in un telegramma a firma del segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, indirizzato al vescovo della città veneta, mons. Beniamino Pizziol. L’occasione è stata il convegno: “Il diaconato – Germoglio per una Chiesa dai frutti nuovi”, svoltosi ieri all’istituto della congregazione religiosa missionaria di diritto pontificio, nata nel 1941 ad opera del venerabile servo di Dio don Ottorino Zanon. Con la ricorrenza “è resa gloria a Dio per i maturi frutti umani e spirituali scaturiti dall’azione dello Spirito Santo mediante l’istituzione del diaconato permanente, provvida iniziativa nata dal cuore dei padri conciliari e sbocciata a Vicenza per la profetica azione apostolica e spirituale del venerabile don Ottorino Zanon. Egli seppe cogliere tale iniziativa come occasione di promozione umana e spirituale e di evangelizzazione degli orfani e dei ragazzi più bisognosi”, conclude il messaggio, “per lo sviluppo di personalità mature e dedite al servizio di Dio e dei fratelli”.

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Brexit: premier May insiste su accordo con Ue bocciato martedì scorso

Theresa May ci riprova ed esclude alternative come un secondo referendum o la richiesta di revoca dell’articolo 50 all’Unione europea insistendo su quell’accordo con la Ue che Westminster ha bocciato martedì scorso con 230 voti di maggioranza. Mentre le bandiere fuori da Westminster, tante con le 28 stelle europee e alcune anche per la Brexit, testimoniavano la passione con la quale venivano seguite le parole della premier, il primo ministro britannico illustrava la sua strategia dopo la sconfitta della scorsa settimana. “Ritornare dai parlamentari del partito nordirlandese protestante ‘Dup’ per trovare una formula che li convinca a sostenere l’accordo firmato con l’Unione europea. Ed andare poi a Bruxelles con le conclusioni”, ha detto. La premier spera di poter modificare le condizioni del “backstop”, la rete di protezione che mantiene Regno Unito e nord Irlanda legati alla Ue, tanto inviso al partito nordirlandese, per poter convincere quest’ultimo a sostenere l’accordo che ha concluso con Bruxelles.

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Naufragio nel Mediterraneo: card. Sandri (Chiese Orientali), “soccorrere chi ha incatenato la sua esistenza a trafficanti di uomini e di morte”

“Da Cagliari, città affacciata sul mare, e che dal mare trae vita, pensiamo alle migliaia di morti che lo stesso Mar Mediterraneo ha prodotto in questi ultimi anni, non ultimi alcuni poche ore fa”. Lo ha detto, ieri, il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nell’omelia della celebrazione eucaristica per la conclusione del Giubileo nell’ottavo centenario della fondazione dell’Ordine Mercedario nel santuario basilica di Nostra Signora di Bonaria, a Cagliari, riferendosi ai 170 migranti morti nelle ultime ore in due naufragi. “I nuovi schiavi, che se anche non hanno le catene ai piedi, sono costretti a lasciare terre visitate dalle guerre o dalle povertà endemiche – ha aggiunto il porporato –. Esse, dobbiamo riconoscerlo, sono frutto di dinamiche perverse che colpiscono quei popoli ma hanno le loro radici in altre stanze, le abitazioni degli Erodi dei nostri giorni, i quali continuano ad alimentare divisioni, lotta per il controllo delle risorse, traffici di armamenti, che fanno leva su antiche contrapposizioni confessionali e sul dilagare di ideologie fondamentaliste che si diffondono tra gli strati più poveri delle popolazioni”. Quindi, il cardinale ha auspicato un “servizio alla libertà al giorno d’oggi” che “ci veda impegnati nel soccorrere chi ha incatenato la sua esistenza a trafficanti di uomini e di morte, ma anche a chiedere compatti che la vita umana, ogni vita, dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale, sia servita e onorata in ogni parte della terra”.

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Corruzione: Cafiero de Raho (procuratore nazionale antimafia), “insieme alla mafia è il primo fattore di ostacolo alla crescita”

“La corruzione in Italia è il primo fattore di ostacolo alla nostra crescita insieme alle mafie. Le mafie sono la vera zavorra, ma la corruzione è uno strumento talmente diffuso che non permette di fare nemmeno delle statistiche serie”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, durante la tavola rotonda dal titolo “Rapporti fra corruzione ed altre devianza patologiche: esperienze a confronti”, nell’ambito del master sulla anticorruzione dell’università Tor Vergata di Roma. “Il fenomeno è di una gravità assoluta – ha aggiunto il procuratore – contro il quale puntare l’etica e la formazione per far comprendere che l’uomo cresce osservando le regole”. “Il titolo dell’incontro di oggi mi porta a guardare alla funzione che svolgo. Non si deve mai pensare che la corruzione non sia frequente nelle organizzazioni mafiose che sono ormai nazionali e strutturate sia da uomini che controllano il territorio sia da uomini che si occupano del finanziamento. Le imprese di cui le mafie dispongono sono i soggetti legali dietro i quali la mafia si nasconde. Una volta esisteva l’imprenditore mafioso mentre oggi è sempre meno individuabile”.

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