Turismo religioso: mons. Pompili (Rieti), “sottrarsi alle pretese del denaro, del consumo e del lusso”

foto SIR/Marco Calvarese

“Cercare la bellezza significa puntare a una qualità della vita che sottrae alle pretese, non di rado volgari, del denaro, del consumo e del lusso. Un turismo religioso che voglia intercettare il desiderio dell’homo viator non può evitare il confronto con questa fondamentale esperienza”. Così mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti e presidente della Commissione episcopale per la Comunicazione e la cultura della Cei, intervenuto stamani al convegno “Verso un’identità del Turismo religioso”, in corso ad Assisi, a cura dell’Ufficio Cei. “Il turismo gioca un ruolo importante nell’educazione della competenza emotiva e della sensibilità”, ha aggiunto il presule che ha rivolto ai partecipanti all’iniziativa un augurio: “Non dimenticare che il contrario della bellezza non è la bruttezza ma la rozzezza culturale e l’ignoranza emozionale”. Dalle parole del vescovo filtra il concetto che “lo smarrimento della bellezza ha una matrice religiosa e laica”. E il presule ha indicato che “oggi la deriva laica che ha fatto smarrire la bellezza si chiama funzionalità”. Di fronte allo “smarrimento del bello”, mons. Pompili ha richiamato la Laudato si’, che “propone il recupero di etica ed estetica citando la Genesi, dove per sei volte si parla di bello e buono”. Segnalando come la dimensione religiosa abbia subìto un forte contraccolpo, il vescovo ha ribadito che “l’uomo si misura con l’artefatto umano, invece di fronte alla creazione ci si misura con altro da noi”. “Misurarsi con la natura è fondamentale per trovare la bellezza che non è prerogativa del mondo, riguarda il nostro rapporto col mondo”.

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