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El Salvador: vescovi guidano la richiesta per una legge sull’accesso all’acqua. Portate in Parlamento 200mila firme

Hanno marciato assieme alla gente fino alla sede del Parlamento. E hanno consegnato all’Assemblea legislativa le 200mila firme attraverso le quali viene chiesta l’approvazione di una legge che tuteli l’acqua come bene comune. Protagonisti i vescovi dell’El Salvador, guidati dal presidente della Conferenza episcopale (Cedes), mons. José Luis Escobar Alas, arcivescovo di San Salvador, e dal cardinale Gregorio Rosa Chávez, vescovo ausiliare di San Salvador. La manifestazione di ieri è avvenuta al culmine di una lunga battaglia che vede i vescovi a fianco della loro popolazione. Il documento letto ieri denuncia “la situazione critica dell’acqua nel nostro Paese” e i pochi passi in avanti nell’approvazione di una legge quadro sull’accesso all’acqua, da riconoscere come diritto umano, in coerenza con la Costituzione salvadoregna.

I vescovi ricordano che la prima proposta in questo senso risale ancora al 2006. “Noi – si legge nella lettera accompagnatoria rivolta all’Assemblea legislativa – insieme all’89,2% della nostra popolazione, secondo un sondaggio realizzato dall’Università centroamericana ‘José Simón Cañas’ nel 2017, riconosciamo l’acqua come fonte di vita, come un bene sociale, come un dritto umano e una condizione per la realizzazione di altri diritti fondamentali. Di conseguenza, noi, assieme al 71,2% della nostra popolazione (secondo il sondaggio già menzionato) consideriamo che è obbligo dello Stato, e non degli Enti privati, garantire in modo equo, efficiente e sostenibile l’accesso a questa risorsa vitale per tutta la popolazione”.
Prosegue il documento: “Senza acqua sufficiente e di buona qualità, non ci sarà possibilità di sviluppo per il nostro Paese, e neppure benessere per la nostra popolazione. La drammatica crisi dell’acqua nell’El Salvador, in termini di disponibilità, qualità e accesso, è ampiamente riconosciuta e scientificamente documentata”. Ciò nonostante, “in quattro legislature consecutive i deputati non hanno portato a termine il loro dovere” di garantire tale diritto umano. Da qui la richiesta di approvare la proposta presentata dalla Chiesa cattolica, dall’Università centroamericana, dalla Procura per la difesa dei diritti umani, dalle comunità protestanti e da altre organizzazioni della società civile. Richiesta corredata, appunto da 200.000 firme. Tante, in un Paese di 6 milioni di abitanti.

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