Migranti: Aquarius, “sconvolti da revoca bandiera di Panama, evidente pressione autorità italiane”

Sos Mediterranée e Medici senza frontiere dicono di essere “sconvolte” dall’annuncio da parte dell’Autorità marittima di Panama di essere stata costretta a revocare l’iscrizione dell’Aquarius dal proprio registro navale “sotto l’evidente pressione economica e politica delle autorità italiane”. “Questo provvedimento – affermano – condanna centinaia di uomini, donne e bambini, che sono alla disperata ricerca di sicurezza, ad annegare in mare e infligge un duro colpo alla missione umanitaria dell’Aquarius, unica nave gestita da una Ong rimasta per la ricerca e il soccorso nel Mediterraneo centrale”. Entrambe le organizzazioni chiedono ai governi europei di consentire all’Aquarius “di continuare la sua missione, facendo sapere alle autorità panamensi che le minacce del governo italiano sono infondate o garantendo immediatamente una nuova bandiera per poter continuare a navigare”. Nel messaggio ricevuto dall’Autorità marittima di Panama si legge che “sfortunatamente è necessario che [l’Aquarius] sia esclusa dal nostro registro perché la sua permanenza implicherebbe un problema politico per il governo e per la flotta panamense in direzione dei porti europei”. Sos Mediterranée e Msf denunciano queste azioni “che dimostrano fin dove il governo italiano voglia spingersi, mentre la sola conseguenza è che le persone continueranno a morire in mare e che nessun testimone sarà presente per contare i morti”. Dall’inizio dell’anno, oltre 1.250 persone sono annegate mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo centrale. Coloro che tentano la traversata hanno tre volte in più la probabilità di annegare rispetto a coloro che ci avevano provato nel 2015. Il numero reale di morti è probabilmente molto più alto, dal momento che non tutti i naufragi sono stati assistiti o registrati dalle autorità o dalle agenzie dell’Onu. Nel frattempo, la guardia costiera libica, supportata dall’Europa, aumenta il numero di respingimenti nelle acque internazionali, tra l’Italia, Malta e la Libia, che negano ai superstiti il loro diritto di sbarcare in un luogo sicuro come stabilito dal diritto internazionale marittimo e dei rifugiati.

 

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