Papa Francesco: ai catechisti, educare “chi ha un’identità cristiana debole” e uscire da “fase sterile” che “allontana i giovani”

foto SIR/Marco Calvarese

“Avrei tanto desiderato condividere con voi di persona questo momento importante del vostro radunarvi insieme per riflettere sulla seconda parte del Catechismo della Chiesa cattolica, che tocca contenuti importanti e basilari per la Chiesa e per ogni cristiano, come la vita sacramentale, l’azione liturgica e il loro impatto sulla catechesi”. Comincia così il videomessaggio inviato dal Papa ai circa 1.500 catechisti, provenienti da 48 Paesi, che partecipano Convegno internazionale “Il catechista, testimone del mistero”, promosso dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione in Aula Paolo VI, fino a domani. “Oggi mi trovo a Vilnius per il viaggio apostolico nei Paesi Baltici che era stato programmato da diverso tempo”, dice Francesco, secondo il quale il catechista “non può dimenticare, soprattutto oggi in un contesto di indifferenza religiosa, che la sua parola è sempre un primo annuncio. Pensate bene questo: in questo mondo, in quest’area di tanta indifferenza, la vostra parola sempre sarà un primo annuncio, che arriva a toccare il cuore e la mente di tante persone che sono di attesa di incontrare Cristo. Anche a loro insaputa, ma sono in attesa”.

“Spesso non percepiamo la forza della grazia che, anche attraverso le nostre parole, tocca in profondità i nostri interlocutori e li plasma per permettere loro di scoprire l’amore di Dio”, la denuncia del Papa: “Il catechista non è un maestro o un professore che pensa di svolgere una lezione. La catechesi non è una lezione; la catechesi è la comunicazione di un’esperienza e la testimonianza di una fede che accende i cuori, perché immette il desiderio di incontrare Cristo. Questo annuncio in vari modi e con differenti linguaggi è sempre il ‘primo’ che il catechista è chiamato a realizzare!”. “Nella comunicazione della fede non cadete nella tentazione di stravolgere l’ordine con il quale da sempre la Chiesa ha annunciato e presentato il kerigma, e che trova riscontro anche nella struttura dello stesso Catechismo”, l’invito: “Non si può, ad esempio, anteporre la legge, fosse anche quella morale, all’annuncio tangibile dell’amore e della misericordia di Dio. Non possiamo dimenticare le parole di Gesù: ‘Non sono venuto a condannare, ma a perdonare…’ Alla stessa stregua, non si può presumere di imporre una verità della fede prescindendo dalla chiamata alla libertà che questa comporta”.

“È necessario che il catechista comprenda la grande sfida che si trova dinanzi su come educare alla fede, in primo luogo, quanti hanno un’identità cristiana debole e, per questo, hanno bisogno di vicinanza, di accoglienza, di pazienza, di amicizia”, la consegna del Papa: “Solo così la catechesi diventa promozione della vita cristiana, sostegno nella formazione globale dei credenti e incentivo ad essere discepoli missionari. “Una catechesi che intende essere feconda e in armonia con l’insieme della vita cristiana trova nella liturgia e nei sacramenti la sua linfa vitale”: di qui la necessità di uscire “da una fase sterile della catechesi, che spesso allontana soprattutto i nostri giovani, perché non ritrovano la freschezza della proposta cristiana e l’incidenza nella loro vita”. “Non dimentichiamo di far cogliere con la nostra catechesi la contemporaneità di Cristo”, conclude Francesco: “Nella vita sacramentale, che trova il suo culmine nella santa Eucaristia, Cristo si fa contemporaneo con la sua Chiesa: la accompagna nelle vicende della sua storia e non si allontana mai dalla sua Sposa. Come sarebbe utile per la Chiesa se le nostre catechesi fossero improntate nel far cogliere e vivere la presenza di Cristo che agisce e opera la nostra salvezza, permettendoci di sperimentare fin da adesso la bellezza della vita di comunione con il mistero di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo!”.

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