Norme contro discriminazione: Forum famiglie e Uciim Puglia, ddl “mina alleanza scuola-famiglia, presenta vizi di illegittimità costituzionale, discrimina altre categorie fragili”

“Se gli orientamenti nazionali promuovono e valorizzano il rafforzamento dell’alleanza fra le due principali agenzie educative, famiglia e scuola, il testo del ddl regionale va nella direzione opposta”. Lo afferma Lodovica Carli, presidente del Forum delle associazioni familiari di Puglia, in un contributo relativo al ddl n. 253 del 14/11/2017 sulle “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dell’identità di genere”, approvato ieri a maggioranza nella seduta congiunta di III e VI commissione consiliare. Una legge che, secondo il Forum pugliese, “opera in difformità rispetto ai princìpi fondamentali dello Stato e incorre in palesi vizi di illegittimità costituzionale”. Carli critica il fatto che gli interventi della Regione per garantire formazione professionale e inserimento lavorativo non siano indirizzati anche “in favore dei ragazzi che vivono situazioni di marginalità sociale; dei disabili che dopo i 18 anni scompaiono dalla vita civile per le difficoltà che le loro famiglie incontrano; delle donne costrette a dimettersi in caso di maternità; dei giovani pugliesi che devono lasciare la loro terra per cercare un’occupazione altrove”. Il provvedimento, inoltre, rischia di “violare l’articolo 21 della Costituzione, che garantisce a tutti la “libertà di pensiero e di parola”.
Sulla stessa linea Lucrezia Stellacci, presidente regionale dell’Uciim (Associazione nazionale docenti, dirigenti, formatori, educatori cattolici), secondo la quale “i vertici politici regionali avvertono la presenza nella popolazione pugliese di pregiudizi omofobici che vanno ben al di là della comune percezione, che, al contrario, non fa registrare allarmismi di alcun genere al riguardo, a differenza di altre categorie di fragilità, spesso denunciate e altrettanto spesso ignorate”. Richiamando la legge 107/2015 sulla buona scuola e le successive linee guida nazionali, la presidente Uciim si chiede: “Perché la Regione Puglia vuole sostituirsi allo Stato in questa funzione che non le appartiene? E per di più, vuole farlo solo per una circoscritta categoria di discriminazioni? Non rischia, questo disegno di legge, di apparire esso stesso come un intervento che discrimina le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, rispetto a tutte le altre violenze e/o omissioni, normalmente dimenticate?”.

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