Migranti: Foggia, quattro richiedenti asilo assunti nella filiera del pomodoro “per sottrarli allo sfruttamento”

Quattro richiedenti asilo di nazionalità nigeriana accolti dalla Caritas diocesana di Foggia-Bovino hanno trovato occupazione, per sei mesi, in una industria alimentare della filiera del pomodoro. Un modo per sottrarre i migranti allo sfruttamento dei caporali nelle campagne e costruire vera integrazione nella società. Su invito dell’arcidiocesi di Foggia-Bovino, la fabbrica “Princes”, di proprietà di una multinazionale inglese, ha deciso di aprire le porte ai primi africani. Ogni anno, dopo la raccolta del pomodoro, assume 1000/ 1.500 operai con regolare contratto di lavoro a tempo determinato. A luglio su 1020 assunti (tutti italiani) con contratti stagionali almeno 100 non si sono presentati sul posto di lavoro dopo le visite mediche di routine.  “E’ un segno concreto per dimostrare che è possibile sottrarre le persone allo sfruttamento – spiega al Sir monsignor Vincenzo Pelvi, arcivescovo di Foggia-Bovino -. Altrimenti potrebbero finire nelle mani dei caporali. Se si comportano bene e l’esperimento funziona, l’azienda si è detta disponibile a rinnovare il contratto e ad assumerne altri”. Un gesto, prosegue, “che può essere anche di incoraggiamento ad altre aziende, per creare un circuito virtuoso di filiera etica”. Luis, Frank, Goodluck e Joshua hanno un età compresa tra i 18 e i 30 anni e vivono da un anno e mezzo fa nel centro di accoglienza della Caritas, insieme ad altri due ragazzi.  “Sono molto educati, disponibili, puliscono le stanze, aiutano in casa, studiano l’italiano –  spiega Giusy Di Girolamo, direttrice della Caritas di Foggia- Bovino -. Sono arrivati tutti con i barconi, dopo aver attraversato il deserto a piedi ed essere stati rinchiusi nei centri di detenzione in Libia. Ho visto con i miei occhi le cicatrici delle torture che hanno subito: hanno segni sulle braccia, sulle gambe, sul torace. Sono stati picchiati con cavi elettrici per chiedere soldi ai familiari o perché si ribellavano ai loro carcerieri”. Tra gli accolti nel centro Caritas c’è anche uno dei sopravvissuti al primo incidente mortale, lo scorso mese di agosto, nelle campagne del foggiano gestite dal caporalato. “Ci hanno chiesto di ospitarlo dopo il ricovero in ospedale, era gravemente ferito e non poteva tornare a vivere al ghetto – dice Di Girolamo -. E’ stato immobile a letto per 40 giorni, ieri ha iniziato a muoversi con il girello. Ora andrà in una struttura riabilitativa per 45 giorni”.

 

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