Aldo Moro: Renato Moro (Roma Tre), “era convinto che i cattolici in politica non portassero verità esclusive”

“Moro è uno straordinario caso di credente fino in fondo. Ricordo un episodio della sera prima del suo rapimento, il 15 marzo, quando il figlio lo ha trovato che leggeva il testo di un grande teologo protestante sul Dio crocifisso”. Questo il ricordo di Renato Moro, docente all’Università Roma Tre e presidente dell’Edizione nazionale delle Opere di Aldo Moro, intervenuto all’Università di Bari in occasione del convegno “Una faticata e severa conquista: Aldo Moro e la democrazia in Italia”, organizzato dall’arcidiocesi di Bari-Bitonto e dal Meic, insieme ad Azione Cattolica e Fuci, in occasione dell’anniversario della nascita dello statista. “Moro – ha aggiunto il nipote – era un credente fino in fondo. Ma era un credente convinto che i cattolici in politica non portassero verità esclusive, che non si potesse realizzare il regno di Dio sulla terra, ma semplicemente cercare di creare insieme a tutti gli altri esseri umani impegnati un mondo migliore”. Ma il suo rapporto con la politica era anche in qualche modo distaccato, seppure intenso: “Una delle cose che Moro ha sempre rimproverato alla politica – ha sottolineato Renato Moro – è di essere onnipervasiva. Moro è stato un professore, si è sempre considerato un intellettuale prestato alla politica e pronto a tornare al suo posto. La sua vera vocazione riteneva che probabilmente fosse quella di professore e non di leader”. Da illuminato qual era, infine, Renato Moro ha ricordato che l’ex leader della Dc, precorrendo i tempi, “già negli anni ’70 aveva percepito uno scollamento tra politica e società che secondo lui si poteva colmare ma che evidentemente non è stato ancora colmato. Moro va ricordato come uno dei politici italiani più lucidamente che prima hanno percepito i segni di difficoltà nel rapporto tra partiti e cittadini”.

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