Giovani: Milano, presentata la ricerca su “La trasmissione della fede nelle famiglie con background migratori”

“Questo libro vuole essere un punto di partenza, uno strumento che offriamo ai nostri vescovi, a cui l’abbiamo presentato ieri durante i lavori Conferenza episcopale lombarda, come punto di partenza per una pastorale che non riguardi solo i migranti ma l’intera comunità”. Sono queste le parole con cui don Antonello Martinenghi, coordinatore regionale dei direttori Migrantes della Lombardia, ha aperto questa mattina a Milano, nella sede dell’arcidiocesi, la presentazione del volume “Di generazione in generazione. La trasmissione della fede nella famiglie con background migratorio” già consegnato a Papa Francesco al termine dell’udienza generale dello scorso 12 settembre. La pubblicazione, a cura di Rita Bichi, Fabio Introini, Cristina Pasqualini (edita da Vita e Pensiero), prende il via da una ricerca realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo di Milano con la collaborazione della Fondazione Migrantes e degli Uffici Migranti delle diocesi lombarde. “La ricerca è nata con l’intento di guardare al rapporto dei giovani migranti o figli di migranti con la loro fede, indagando il processo di trasmissione dell’appartenenza religiosa tra generazioni”, precisa Fabio Introini. La ricerca è stata condotta attraverso interviste a 149 persone in Lombardia in prevalenza giovani – tra i 18 e i 29 anni – ma anche leader religiosi appartenenti alle confessioni cattolica, ortodossa, evangelica, buddista, induista, musulmana e sikh. “È interessante notare – spiega Fabio Introini – come trasversalmente la fede sia ancora una dimensione della vita che importa sia i giovani che gli adulti. Dalla ricerca emerge infatti come “avere un background migratorio avvicina maggiormente alla fede. Essa è uno strumento fondamentale per far fronte alle difficoltà che si incontrano nella migrazione, ma è anche una risorsa identitaria cara a cui non si vuole rinunciare e per cui si decide di spendersi”. Cambia però tra giovani e adulti il modo di avvicinarsi e di vivere l’appartenenza religiosa: “Se per i genitori – prosegue il ricercatore – resta fondamentale la dimensione della comunità linguistica, vissute quasi fossero delle enclaves, per i giovani il rapporto è più debole e pur riconoscendo il valore della sfera religiosa, anche a seguito del contesto secolarizzato e cosmopolita in cui sono inseriti, tendono ad andare verso forme di individualizzazione che presentano aspetti positivi e rischi: da una parte la ricerca personale e la maturazione della fede, dall’altro il rischio di tendere al sincretismo”. Per quanto riguarda i cattolici, conclude la ricerca, “i giovani cattolici che si trovano di fronte alla “duplice offerta” comunitaria della parrocchia residenziale o della propria comunità linguistica tendono ad orientarsi maggiormente verso la prima, a differenza della generazione adulta, più interessata al mantenimento delle proprie tradizioni”.

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