Guatemala: messaggio dei vescovi al Paese, “diritto condizione per superamento di corruzione e impunità”. No a conflitto e polarizzazione, sì a “dialogo serio”

La Conferenza episcopale del Guatemala (Ceg) rivolge un messaggio, inviato al Sir, ai cattolici, ai cristiani delle diverse Chiese e a tutti i cittadini di buona volontà in occasione del “Mese patrio”, durante il quale si svolgono le celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza del Guatemala e di tutta l’America centrale, che culminano il 15 settembre. Il testo è firmato da tutti i vescovi del Paese.
Un anniversario che, secondo i vescovi, deve spingere tutti a “costruire un Guatemala migliore” e a sentire la responsabilità di cittadini “perché la giustizia e la pace siano il fondamento di una convivenza nella quale lasciamo da parte i molti anni di contese fratricide, che ci hanno lasciato segni di odio e tristi conseguenze che ancora pesano su di noi”.
I vescovi sono in particolare preoccupati perché “in questi giorni si stanno vivendo momenti di tensione e confronto nel Paese in seguito a due decisioni prese dall’Esecutivo: il mancato rinnovo della permanenza della Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala (Cicig) e la negazione del permesso a rientrare nel Paese per il commissario Iván Velásquez. Se molti cittadini difendono queste decisione come un atto sovrano del Paese, molti altri tuttavia sostengono che la ragione di fondo che spiega tutto ciò è la sconfitta nei confronti di coloro che hanno necessità che l’impunità torni a essere in Guatemala una pratica abituale”.
I vescovi, al di là delle opinioni, rivendicano che solo la “pratica” e non il “semplice annuncio” del diritto sono la condizione per una vera convivenza e per “il superamento dei mali endemici della corruzione e dell’impunità”.
Il messaggio prosegue auspicando che “la strada del conflitto sia pienamente superata dalla promozione di un dialogo serio, che cerchi l’applicazione del diritto e la pratica della giustizia”, pur esprimendo il timore sulla possibilità che la polarizzazione e il conflitto “degenerino in atti di violenza”.

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