Crisi umanitaria in Siria: card. Zenari, “il conflitto terminerà quando finirà la guerra in seno al Consiglio di Sicurezza”

“Il conflitto in Siria terminerà quando finirà la guerra in seno al Consiglio di Sicurezza dove abbiamo visto tanti scontri. Non si può dire ‘ragazzi, la ricreazione è finita’ quando poi si fa ricreazione nel Consiglio di Sicurezza. Il primo passo deve essere quindi in seno al Consiglio di Sicurezza che deve agire con determinazione e in accordo”. Lo ha detto il nunzio apostolico in Siria, card. Mario Zenari, parlando oggi a margine della riunione sulla “Crisi umanitaria in Siria e Iraq” organizzata dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, che si è aperta oggi (fino a domani) presso l’Università Urbaniana, a Roma. Il rappresentante vaticano ha fatto il punto sulla situazione in Siria dove si prepara lo ‘scontro finale’ nella zona di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli. “C’è grande apprensione per Idlib. Speriamo che con l’aiuto della comunità internazionale si arrivi a trovare una soluzione. Il Papa due settimane fa ha lanciato un appello al rispetto del diritto umanitario internazionale, alla protezione dei civili, circa tre i milioni, tra loro anche un milione di bambini. Bisogna fare qualcosa per questa gente. Non possiamo permettere che la situazione scappi di mano”. Il nunzio ha parlato anche di “segnali di rinascita. In molte zone del Paese non si combatte più. A Damasco si può andare in strada, i bambini possono tornare a scuola, anche ad Aleppo”. Tuttavia, il cardinale ha invitato a non dimenticare “la bomba della povertà pronta ad esplodere e che riguarda il 70% della gente. Mancano fabbriche, il 54% delle istituzioni sanitarie sono chiuse o parzialmente funzionanti. Ci sono ancora tre milioni di bambini che non possono rientrare a scuola”. Il nunzio ha posto l’attenzione sui “cinque milioni e mezzo di rifugiati nei Paesi vicini e sui sei milioni di sfollati interni: occupiamoci dei tanti rifugiati, l’Europa ha il dovere di aiutarli, ma non dimentichiamo quelli che restano in fondo al mare”, che sono “i pesci piccoli, quelli che le reti di salvataggio non riescono ad agganciare. Sono quelli che non hanno dove andare, non hanno voce, non hanno possibilità di farcela”. Sui rischi terrorismo il rappresentante pontificio è stato chiaro: “il terrorismo c’è, nessuno lo nega. Ogni Stato ha diritto di pulire la propria casa, ma c’è anche un diritto internazionale da rispettare per salvare milioni di civili e centinaia di migliaia di bambini”. “Dieci anni fa quando sono arrivato – ha concluso il card. Zenari – era un’altra Siria. Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo. Un conflitto che ha sorpreso tutti quanti con mezzo milione di morti, un milione e mezzo di feriti, metà della popolazioni fuori delle proprie case, sei milioni di sfollati interni e cinque milioni e mezzo di rifugiati nei Paesi vicini. Una catastrofe che non è ancora finita, purtroppo”.

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