Medio Oriente: Patriarchi cattolici, “Israele riconosca lo Stato palestinese sul restante 22% della sua terra, compresa Gerusalemme Est”

“Lo Stato di Israele, se vuole sopravvivere e se l’Occidente vuole che sopravviva in mezzo a noi, deve soddisfare una sola semplice condizione: non volerlo fare a spese del popolo palestinese. L’amicizia del popolo palestinese con Israele è la porta della salvezza e della sopravvivenza dello Stato di Israele, e una condizione necessaria per una vera pace nella regione”. Lo scrivono i patriarchi cattolici d’Oriente (Cpco) nella loro lettera pastorale intitolata “I cristiani d’Oriente oggi, timori e speranze – In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; sconvolti, ma non disperati” (2Cor 4,8), pubblicata il 20 maggio 2018, e rilanciata oggi dal Patriarcato latino di Gerusalemme. Nella lettera, elaborata durante la riunione tenutasi dal 9 all’11 agosto 2017 nei pressi di Beirut, i capi religiosi ricordano che “l’amicizia del popolo palestinese non è una cosa difficile. Essa chiede di trattare con lui sulla base della giustizia, dell’uguaglianza, delle risoluzioni internazionali e delle ‘esigenze’ palestinesi, che sono il minimo che un popolo possa chiedere per esistere sulla sua terra. I palestinesi hanno riconosciuto lo Stato di Israele; ora quest’ultimo riconosca lo Stato palestinese sul restante 22% della sua terra, compresa Gerusalemme Est”. L’invito dei patriarchi è quello di considerare Gerusalemme città santa, di non trasformarla in una città di guerra. Essa è città santa per tre religioni e capitale per due popoli. Coloro che amano Gerusalemme ne fanno una città di pace. Ridate la pace a Gerusalemme, alla Palestina, a Israele e a tutta la regione”. “Quanto a noi cristiani – si legge – il nostro futuro dipende dal futuro che voi decidete per la nostra regione. La nostra sorte è comune. La pace e la sopravvivenza dei nostri popoli sarà la nostra vita e la loro morte sarà la nostra morte, come è avvenuto in questi ultimi anni. Vivere insieme, cristiani e musulmani, è una questione che ci riguarda. Ma voi, che prendete le decisioni in Occidente, non sfruttate più l’estremismo religioso per seminare la discordia fra i popoli di questa regione e non incitate più un popolo contro l’altro, come accade oggi”. “All’Occidente politico e a Israele – scrivono i patriarchi – ripetiamo che vivere insieme è possibile. Se continuate sulla strada della morte, la morte finirà per inghiottirci tutti, voi e noi. Abbiate visioni nuove, di vita e di rispetto per i popoli della regione. La vita è possibile. La pace è possibile. Uscite dai vostri interessi per vedere anche voi Dio che vi ha creati e vi chiama a rispettare i popoli. La pace a Gerusalemme e in Palestina-Israele è la chiave della pace nella regione e anche per l’Occidente. La pace è possibile se le intenzioni sono sincere e se c’è la volontà di fare la pace. Noi abbiamo bisogno di un Medio Oriente nuovo, non fatto da altri ma da noi stessi e che non consiste nel cambiare o spostare i confini o i popoli, ma nel rinnovare i cuori. L’Oriente – conclude la lettera dei patriarchi – sarà rinnovato dai suoi popoli senza che l’Occidente imponga loro i suoi piani. Un Oriente fatto dai suoi figli, padroni a casa loro, musulmani, cristiani e drusi. Tutti uguali, senza che nessuno imponga il suo dominio sull’altro a livello religioso, politico o militare”.

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