Fake news e giornalismo di pace: Tarquinio (Avvenire), “notizie false immesse da centri di propaganda, nascono dal basso e dall’alto”

(da Rimini) “Non è una fake news ripresa, montata sui giornali, il fatto che persone scheletriche che vengono da veri campi di detenzione sono definiti ‘palestrati’? Eppure trova cittadinanza sui giornali. E non nasce solo dal basso, ma anche dall’alto. Quelli che l’immettono in circolazione sono centri di propaganda che utilizzano i sistemi di comunicazione per mettere in circolo parole d’ordine e immagini”. Lo ha detto Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, intervenendo stamani al convegno su “Notizie false e giornalismo di pace” al Meeting di Rimini. “Le deformazioni della realtà fanno parte della nostra vita – ha spiegato -. La grande questione che si pone oggi è che c’è una velocità diversa nella circolazione delle deformazioni della realtà e della pervasività di queste manipolazioni, che è immensa”. La parola chiave indicata da Tarquinio è “responsabilità”, ma anche “scelta”. “Siamo noi che scegliamo le parole e il modo in cui le usiamo nei dibattiti, siamo noi che scegliamo le nostre fonti di informazione”. Secondo il direttore di Avvenire, invece, fare “giornalismo di pace” oggi significa “far fare pace alla gente con la realtà in cui vive, perché viviamo dentro una nuvola, che è la percezione della realtà attraverso le narrazioni prevalenti”. Una percezione della realtà che è “diversa dalla realtà che viviamo”. Riconoscendo che “c’è una distruzione della pluralità delle voci”, in seguito alle trasformazioni dell’editoria, Tarquinio ha chiamato in causa l’ultima campagna elettorale in Italia. “Sono sconvolto dal fatto che si sia concentrata sul tema della sicurezza come tema impellente, mentre noi abbiamo un grave problema di mafie in Italia, che infettano le vite delle nostre comunità”.

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