Nave Diciotti: Sant’Egidio, “subito procedure identificazione, diritto d’asilo e ministri di culto”

Il caso della nave Diciotti – con l’intervento della Guardia Costiera che ha consentito di porre in salvo 177 persone tra cui molti soggetti vulnerabili – mostra che, “purtroppo, siamo ancora lontani da soluzioni umane e concrete per l’immigrazione”. Lo afferma oggi la Comunità di Sant’Egidio, invitando a “cercare risposte adeguate e condivise anche con gli altri Paesi europei”. “Solo l’adozione di misure strutturali, sia a livello nazionale, sia a livello europeo – prima fra tutte la previsione di canali legali di ingresso, di cui i corridoi umanitari sono una delle espressioni possibili – potrà evitare il ripetersi in futuro di situazioni analoghe, contrastare il traffico di esseri umani e porre fine alle inaccettabili morti in mare, aumentate percentualmente negli ultimi mesi”, sottolinea. “Apprezzando il valore della scelta, già effettuata, di tutelare i minori consentendone lo sbarco, come richiesto dalla magistratura minorile”, la Comunità di Sant’Egidio propone “che si inizino subito le procedure di identificazione – anche prima dello sbarco – per acquisire elementi di certezza sull’identità, la nazionalità e le condizioni personali, anche di salute, di ciascuno dei profughi maggiorenni rimasti sulla nave; che sia consentito, a chi ne fa richiesta, di presentare domanda di protezione internazionale, tenendo conto che il sistema normativo già consente di procedere all’esame e, in caso di rigetto, al rimpatrio nel Paese di origine; che sia consentita la libertà di culto, come già garantito in tutte le situazioni di limitazione della libertà personale, con la presenza sulla nave dei responsabili delle varie confessioni religiose”. Sant’Egidio chiede “che tutte le azioni proposte siano realizzate subito perché non ostative alla continuazione delle trattative in corso per il ricollocamento a livello europeo: al contrario, proprio la conoscenza più approfondita delle singole situazioni, potrebbe facilitare ed orientare la richiesta di ricollocamento”. Infine, la Comunità di Sant’Egidio, “come in altre occasioni, si rende disponibile, se necessario, ad accogliere alcune delle persone presenti sulla nave e favorire il loro inserimento”.

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