Incontro mondiale famiglie: card. Nichols (Westminster), “invitare i giovani a raccogliere la sfida del matrimonio con il linguaggio giusto”

Un'immagine del card. Vincent Nichols. Sotto, il porporato in preghiera e una foto notturna della Westminster cathedral, chiesa madre del cattolicesimo inglese (foto https://www.cbcew.org.uk/)

“Nella preparazione al matrimonio, cerchiamo di bilanciare la chiamata ad amarci l’un l’altro con la chiamata innata ad accogliere il dono dei bambini. Pianificare una famiglia insieme è un grande privilegio”. Lo ha detto il card. Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, intervenuto oggi pomeriggio all’incontro mondiale delle famiglie, in corso a Dublino, per approfondire il sostegno e la preparazione al matrimonio alla luce dell’Amoris laetitia. Quello indicato è “un amore che include sacrificio, perdono e guarigione”. Il porporato è consapevole che “tutti arrivano a un matrimonio che porta ferite, grandi e piccole, dal loro passato: delusione, dolore, senso di fallimento o perdita di autostima”. “Questi e molti altri dolori – ha affermato il cardinale – possono essere placati e trasformati da questa relazione nuova e duratura, sostenuta dal nostro amore e dalla nostra preghiera”. Per parlare ai giovani, a suo avviso, è necessario “il linguaggio giusto da usare” in modo da “fare appello alla loro capacità di generosità, invitandoli a raccogliere la sfida della loro vocazione con entusiasmo, coraggio ed eroismo”. Parlando della preparazione al matrimonio, il card. Nichols ha sottolineato la necessità di “indirizzare il dono della sessualità, il dono del corpo, come parte vitale della fecondità del matrimonio”. “Nel matrimonio si vive l’amore molto profondamente non solo attraverso le mani, ma in maniera ancora più potente attraverso i corpi”. Infine, dal cardinale l’invito a ricordare che “la preparazione al matrimonio è un ‘viaggio’”, citando Amoris laetitia. “La preparazione al matrimonio non è qualcosa che accade una volta per tutte. Continua nel progetto per tutta la vita di costruire insieme il futuro, accettandosi l’un l’altro come incompiuto e bisognoso di crescere”.

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