Incontro mondiale famiglie: Watt (Bioethics Centre), “bambini malati terminali dono prezioso, sostenere le gravidanze delle madri”

“Come ogni bambino malato terminale, il bambino non nato con una condizione di limitazione della vita è un dono prezioso per i suoi genitori da accettare, accogliere e nutrire nelle settimane e nei giorni restanti”. Lo ha detto Helen Watt, ricercatrice all’Anscombe Bioethics Centre di Oxford, intervenuta stamani nel panel dedicato all’Amoris Laetitia nell’ambito dell’incontro mondiale delle famiglie, in corso a Dublino. “I genitori soffrono profondamente dopo una diagnosi prenatale di questo genere, ma poi, in qualche modo, trovano la forza per andare avanti – ha spiegato l’esperta – come i genitori di solito trovano una forza simile nel caso di un bambino malato che è già nato”. Presentando le esperienze di alcune donne, Watt ha sottolineato come “la donna incinta ha bisogno di addolorarsi perché si aspettava un bambino sano, ma allo stesso tempo ha bisogno di essere supportata a formare una relazione con il bambino vivo e reale dentro di lei”. Secondo la ricercatrice, “nessun bambino dovrebbe subire deliberatamente l’interruzione della propria vita a causa delle paure che i genitori vivranno alla nascita o per tutta la vita”. Il criterio indicato è quello dell’amore verso il nascituro. “Non è sufficiente amare il bambino in maniera parziale: lui o lei deve essere amato con totale rispetto e la sua presenza corporale va amata fino alla fine”. Infine, l’incoraggiamento a sostenere “le donne che oggi stanno affrontando una gravidanza molto dolorosa, in modo che possano davvero vedere il loro bambino come un dono prezioso affidato loro in questo momento, ma destinato all’eternità”.

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