Migranti: Cild, “la lunga attesa della nave Diciotti rischia violare i diritti delle persone soccorse”

La nave Diciotti della Guardia Costiera italiana si trova da cinque giorni in rada nei pressi dell’isola di Lampedusa, in attesa che le venga indicato il porto in cui approdare. A quanto risulta da fonti giornalistiche, la Diciotti ha soccorso, nella notte fra mercoledì e giovedì, un’imbarcazione con a bordo 190 persone in zona Sar (Search & rescue) maltese. Tredici persone sono state portate d’urgenza al poliambulatorio di Lampedusa perché in gravi condizioni di salute e sulla nave rimangono 177 persone, di cui alcuni minori. Questa attesa, afferma la Coalizione italiana per i diritti civili (Cild),”sembra configurare una violazione dell’obbligo in capo all’Italia di fare quanto possibile per ridurre al minimo la permanenza dei sopravvissuti a bordo della nave che ha effettuato il salvataggio (linee guida Imo soccorso in mare, par. 6.8)”. “Seppur è vero che in questa occasione, ancora una volta, sarebbe necessario verificare l’eventuale presenza di responsabilità in capo alle autorità maltesi, è altrettanto innegabile – precisa – che non possono essere lasciate in acque territoriali italiane persone soccorse da una nave battente bandiera italiana”. La Cild ricorda che, “in caso di imminente pericolo per l’incolumità e la vita delle persone a bordo, l’ingresso in porto è sempre consentito anche in assenza di esplicita autorizzazione, poiché avviene in stato di necessità o per ragioni di forza maggiore”. Inoltre, “il ministero dell’Interno in tali ambiti ha competenze limitate alle attività di garanzia dell’ordine pubblico e di vigilanza, prevenzione e contrasto dell’immigrazione irregolare via mare, non avendo l’autorità di poter impedire l’accesso di una nave militare italiana che ha operato un soccorso, spettando tale scelta, per legge, al solo Comando della Capitaneria di porto, che risponde al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”. Tra le violazioni la Cild segnala “una limitazione illegittima della libertà delle persone soccorse” e del “diritto a non essere sottoposte a trattamenti inumani e degradanti (articolo 3 Cedu)”. Si auspica perciò che le autorità responsabili “autorizzino nel minor tempo possibile l’accesso al porto della nave Diciotti e che siano garantiti alle persone soccorse i loro diritti”, accertando, “in ogni sede utile, le responsabilità delle autorità coinvolte e che situazioni di questo tipo non si ripetano in futuro”.

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