Crollo ponte a Genova. mons. Moraglia (Venezia), “emerge domanda di chiarezza, giustizia e maggiore tutela”

“Una domanda di forte chiarezza e un’esigenza di maggiore tutela per chi viaggia, per chi lavora, per chi si sposta”. Secondo il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, originario di Genova, è quanto emerge dal crollo del ponte Morandi. “Di fronte a questa tragedia – afferma il presule in una breve riflessione affidata ai siti del patriarcato e del settimanale diocesano Gente Veneta – il primo pensiero è stato quello di andare alle tantissime volte in cui – quando ero prete a Genova – ho attraversato in questi anni il viadotto Morandi soprattutto per spostamenti e servizi legati al mio ministero sacerdotale”. Moraglia riferisce di avere espresso vicinanza all’arcivescovo Angelo Bagnasco ” il giorno stesso del crollo” e di averlo sentito “molto addolorato”, e “alla città di Genova così profondamente ferita”. Rivolgendo una preghiera e un ricordo speciale ai morti, ai feriti, alle famiglie colpite e alle persone che hanno dovuto lasciare le loro case, il patriarca richiama il Santuario della Madonna della Guardia, “tanto cara a tutti i genovesi e di cui tra pochi giorni si celebrerà la festa”, chiedendo “a Lei, la Madre di Gesù e Madre nostra, di vegliare sulla città e di custodirla ora nelle notevoli difficoltà che si troverà ad affrontare, per molti mesi, a causa dei contraccolpi che la tragedia certamente genererà sull’economia, sui trasporti (così vitali per il Porto che è da sempre ‘motore’ di Genova), sulle comunicazioni e sulla vita sociale cittadina e che rischiano quindi di aggravare ulteriormente situazioni già oggi difficili per molte famiglie”. Come cittadino, conclude, “emerge poi anche una domanda di forte chiarezza e un’esigenza di maggiore tutela per chi viaggia, per chi lavora, per chi si sposta per i motivi più vari. E che si possano accertare le responsabilità, ad ogni livello. Il Signore illumini le coscienze di tutti quelli che sono e saranno chiamati a compiere quest’opera di chiarezza e di giustizia. Lo dobbiamo innanzitutto ai tanti morti di questa tragedia, alle loro famiglie e all’intera nostra società”.

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