Ordinanza accattonaggio Cuneo: Busso (Caritas), “non è un problema di mancanza di casa ma di mancanza di lavoro”

“Soltanto lo Spirito Santo conosce il numero dei senzatetto, ma nei nostri tre dormitori Caritas, ci sono una ventina di posti e attualmente sono un centinaio di persone che si avvicendano. A queste vanno aggiunte le circa 30 persone senza dimora che si sono rivolte al centro di ascolto, rimaste senza casa per svariati motivi”. A dare al Sir questi dati è Giovanna Busso, responsabile dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas diocesana di Cuneo. “C’è un alto numero di italiani, la metà, se non addirittura la maggioranza: vediamo gli stranieri a chiedere l’elemosina ma di italiani senza dimora ce ne sono tanti”. Il dato certo è comunque difficile da avere, perché molti non sono registrati da nessuna parte. Il problema dell’accattonaggio però “non è un problema di mancanza di casa ma di mancanza di lavoro. Non sovrapponiamo le cose, perché si fa il gioco di chi ci mangia sopra”. Molti arrivano da Torino, Saluzzo, delle montagne per chiedere l’elemosina a Cuneo, soprattutto nei giorni di mercato. Moltissimi i giovani. Busso evidenzia anche la piaga dello sfruttamento del lavoro: ci sarebbero alcune aziende agricole nel cuneese che pagano 5 euro all’ora un italiano, 4 un lavoratore dell’est Europa, 3 un africano.

Riguardo l’ordinanza Busso riferisce che la “richiesta era stata avanzata alcuni mesi fa da un consigliere della destra” e la definisce “oscena: se a Cuneo passa questa cosa, vuol dire che i cuneesi hanno una coscienza civica pari a zero. Miserabili noi a fare quest’ordinanza”. È vero che di gente che chiede l’elemosina ce n’è “a tutti gli angoli, ma il problema non lo risolvi eleminandoli, ma creando posti di lavoro o limitando l’afflusso a Cuneo”. “Non è aumentato il numero dei poveri stanziali, ma la profondità della povertà, per cui le situazioni sono più gravi”. “Sicuramente la Caritas darà una risposta a questa ordinanza” dice Giovanna Busso, ricordando l’abbé Pier che “diceva che la prima cosa che deve fare uno che lotta per la povertà è farla conoscere”.

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