Stati Uniti: mons. Knestout (Richmond) a un anno da tragedia di Charlotteville. “Debellare il razzismo dei cuori”

(da New York) A un anno dell’anniversario delle manifestazioni dei suprematisti bianchi a Charlotteville, in Maryland, quando perse la vita Heather Heyer e 35 persone vennero ferite da un’auto lanciata contro la folla, il vescovo della diocesi di Richmond, Barry C. Knestout, ha scritto una lettera aperta non solo per fare memoria, ma anche per offrire “un’opportunità per la preghiera, per il dialogo e per l’azione contro il razzismo”. Monsignor Knestout, consapevole della manifestazione neonazista di Washington della scorsa domenica, ma anche della retorica provocatoria collegata al 12 agosto, data delle proteste di Charlotteville, approfitta per chiedere alla Chiesa un esame di coscienza collettivo e allo stesso tempo per sottolineare le tante iniziative positive per “debellare il razzismo dei cuori”. Knestout chiede alla Chiesa di “non tacere sul razzismo, perchè il razzismo è peccato ed è palese presa in giro degli insegnamenti di Gesù, di amare tutti come lui ci ha amato”. Il presule, poi, chiede ai cattolici di riconoscere “che la nostra Chiesa – l’istituzione e i suoi membri – a volte ha commesso il peccato del razzismo, anche se in altri tempi è stata una testimonianza profetica contro quel peccato”.
Ammettere che questa gramigna ha attecchito anche nel cuore delle istituzioni cristiane è una prova del cambiamento e della volontà di guarigione. E una testimonianza di questa ammissione di colpevolezza è il “Rosario per la giustizia e la riconciliazione razziale” che ogni primo venerdì del mese si è tenuto nella parrocchia dell’Incarnazione a pochi isolati dal luogo della morte di Heather. L’impegno contro questa piaga secondo Knestout non può essere occasionale, ma al contrario al di là della preghiera, “ci deve essere un dialogo parrocchiale costante e basato sulla fede, che porta ad un’onesta condivisione e all’ascolto delle storie degli altri, fino a suscitare un agire comune”. Knestout prende ad esempio la lettera pastorale scritta dal cardinale Donald W. Wuerl di Washington e intitolata “La sfida del razzismo”. Anche il porporato della capitale Usa chiede regolarità nelle azioni di contrasto al razzismo e di rinnovare l’impegno ad espellerlo “dai nostri cuori, dalle nostre vite e la nostra comunità. Non bastano le affermazioni politicamente corrette sull’uguaglianza razziale, ma serve un cambiamento nell’atteggiamento di base del cuore e serve impegnarci a vivere il Vangelo incondizionatamente”.

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