Myanmar: Medici senza frontiere, “organizzazioni umanitarie indipendenti e accesso alle cure ancora bloccati nel Rakhine settentrionale”

“Le organizzazioni umanitarie indipendenti sono ancora fortemente ostacolate nell’accedere alle comunità vulnerabili del Rakhine settentrionale e questo solleva gravi preoccupazioni sui bisogni medici e umanitari che non vengono affrontati”. È quanto denuncia Medici senza frontiere (Msf), organizzazione medico-umanitaria oche operava nell’area fino a un anno fa.
Come viene ricordato in una nota, l’11 agosto 2017, due settimane prima degli attacchi dell’Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa) e delle successive “operazioni di pulizia” dell’esercito del Myanmar, Msf ha perso l’autorizzazione del governo a svolgere attività mediche nel Rakhine settentrionale. A distanza di un anno, l’organizzazione è ancora impossibilitata a lavorare nell’area.
“La mancanza di valutazioni indipendenti e costanti nel Rakhine settentrionale comporta che nessuno abbia un quadro completo della situazione e dei bisogni medici e umanitari”, afferma Benoit De Gryse, responsabile delle operazioni Msf in Myanmar. L’organizzazione ha ripetutamente chiesto al governo del Myanmar di concedere le necessarie autorizzazioni a muoversi ed operare nell’area per fornire assistenza medica alle persone che ne hanno bisogno, ma la burocrazia amministrativa lo ha reso impossibile. “Msf – aggiunge De Gryse – chiede ancora una volta al governo di concedere accesso immediato e senza restrizioni al Rakhine settentrionale per tutti gli attori umanitari indipendenti e imparziali, per garantire la valutazione e la risposta ai bisogni sanitari della popolazione”.
Con oltre 700.000 Rohingya fuggiti dalle violenze a partire dal 25 agosto 2017, molte aree si sono spopolate ma si contano ancora dai 550.000 ai 600.000 Rohingya apolidi nello Stato del Rakhine. “I bisogni medici della popolazione Rohingya che si trova ancora nel Rakhine settentrionale, così come quelli delle persone di etnia Rakhine e altre minoranze, devono essere valutati a fondo e in modo indipendente”, ha sottolineato De Gryse.
Msf mantiene la presenza di staff a Maungdaw nonostante non possa svolgere attività mediche: continuano da parte della comunità Rohingya le denunce delle difficoltà che incontrano nell’accedere alle cure mediche. I pazienti musulmani continuano a subire restrizioni alla libertà di movimento e costi sanitari insostenibili. Secondo il governo del Myanmar i bisogni sanitari vengono affrontati. “L’accesso umanitario – conclude De Gryse – è fondamentale per comprendere la situazione sul campo. Senza informazioni credibili non c’è modo di valutare le condizioni per tornare nel Paese”.

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