Svizzera: festa nazionale sul San Gottardo. Mons. Lazzeri, “non scambiare la difesa della patria con irrigidimento”

(Foto: Catt.ch)

(Catt.ch-Sir) Si è svolta stamane, alla presenza di centinaia di persone, la tradizionale santa Messa di ringraziamento per la festa nazionale svizzera, nell’anfiteatro del Forte Vecchio sul passo del San Gottardo, celebrata dal vescovo di Lugano, mons. Valerio Lazzeri, assieme a numerosi presbiteri e al vescovo emerito Pier Giacomo Grampa. “Benvenuti sul passo del san Gottardo – ha esordito mons. Lazzeri nel saluto iniziale – crocevia delle genti, per celebrare l’Eucaristia nel natale della patria. Saluto tutti coloro che sono giunti da vari luoghi. Il passo da secoli ha il significato di luogo di passaggio ma anche di sosta. In un’epoca rapida è bene sostare e fermarsi per lodare Dio per i suoi doni e invocare protezione”.

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Quindi, durante l’omelia, partendo dalle letture del giorno e dall’incontro di Salomone con la regina di Saba, una “straniera”, una riflessione spirituale ma anche sociale sull’oggi: “Pensiamo un po’ a questo nostro tempo! Viviamo un’epoca in cui rinasce, non solo da noi, ma un po’ dappertutto, in Europa e nel mondo, il bisogno dell’affermazione di sé, della propria cultura, della propria cosiddetta identità. Si esasperano, un po’ dappertutto, i nazionalismi, i protezionismi e i ‘sovranismi’. S’investono le migliori energie per innalzare muri, mentali o reali, che dovrebbero difendere quello che si ritiene essere il proprio mondo, la propria visione delle cose, la propria cultura e il proprio modo di vivere e di stare sulla terra. Molto spesso però si scambia la difesa della patria con un irrigidimento, una contrazione su di sé. Ci illudiamo che barriere politiche ed economiche sempre più impenetrabili potranno evitarci il faticoso ma indispensabile confronto con l’altro, con tutto ciò che si tende a dipingere solo come una minaccia per il proprio benessere e la propria stabilità. La vera forza di Salomone non sono i beni esteriori esibiti davanti alla regina di Saba, ma il dono di grazia che traspare da essi, che li precede e di cui essi sono unicamente il richiamo”. Per questo, l’uomo d’oggi necessita di un’altra prospettiva: “Ogni generazione umana tende a ingannarsi, tende a identificare il proprio paese con la luce o chi la deve far brillare nel mondo. Ciascuno però è solo una lampada, accesa e messa sul candelabro da un altro. Non per illuminare se stesso, ma ‘perché chi entra veda la luce’!”.

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