Papa Francesco: ai gesuiti, “andate nelle periferie, agli incroci delle idee, dei problemi, della missione”

“Ci vuole coraggio per essere Gesuita. Non vuol dire che un Gesuita debba essere incosciente, o temerario, no. Ma avere coraggio. Il coraggio è una grazia di Dio, quella parresia paolina. E ci vogliono ginocchia forti per la preghiera”. Lo ha detto Papa Francesco incontrando stamani, nell’auletta dell’Aula Paolo VI, prima dell’udienza generale, i giovani gesuiti che hanno partecipato all’incontro “European Jesuits in formation”. Francesco ha richiamato il discorso del beato Paolo VI nella XXXII Congregazione generale, secondo il quale “lì dove ci sono gli incroci delle idee, dei problemi, delle sfide, lì c’è un Gesuita”. Papa Beroglio ha invitato a leggere quel discorso: “A mio avviso è il discorso più bello che un Papa abbia fatto alla Compagnia”. Il Pontefice, ricordando la memoria liturgica di san Pietro Favre, compagno di Sant’Ignazio di Loyola, ha fatto riferimento pure all’ultimo discorso di padre Pedro Arrupe, 28° Superiore generale della Compagnia di Gesù, per il quale ultimamente la diocesi di Roma ha aperto la causa di beatificazione. Un discorso pronunciato in un campo rifugiati in Thailandia. “È stata la sua ultima predica, il suo testamento”. “In questi due discorsi c’è la cornice di quello che oggi la Compagnia deve fare: coraggio, andare alle periferie, agli incroci delle idee, dei problemi, della missione. Lì c’è il testamento di Arrupe, la preghiera”.

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