La Pira venerabile: mons. Bertolone (Cec), “profeta della politica, capace di anticipare il Concilio Vaticano II”

“Un profeta della politica, capace di anticipare il Concilio Vaticano II con intuizioni che oggi sembrano ancora più rilevanti di ieri”. Così monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabrese (Cec) e arcivescovo di Catanzaro-Squillace, commenta la venerabilità di Giorgio La Pira. Bertolone, nella sua riflessione domenicale su www.calabriaecclesia.org, ha messo in luce la missione politica di La Pira: “La possibilità e la speranza di un incontro pacifico tra i popoli della terra; il ruolo delle città come punto di riferimento per favorire la pace; la necessità di schierarsi al fianco dei poveri, degli ultimi, dei più bisognosi, non sono questioni esclusive di un mondo che fu, ma rappresentano più che mai una imprescindibile urgenza ai fini della costruzione di una società più giusta e, più in generale, della sopravvivenza stessa della società in mezzo alle guerre e ai conflitti non solo bellici”. Riflettendo sull’impegno dell’ex sindaco di Firenze sulla necessità di “un ponte di preghiera” nel Medio Oriente, mons. Bertolone è convinto che “la visione di La Pira trova riscontro e conferma non soltanto nell’attualità geopolitica, ma anche nella vita di ognuno e nelle comunità di appartenenza, dove è più facile starsene a prendere il sole sulle rive avverse che non – per dirla ancora con La Pira – ‘abbattere i muri e costruire i ponti’. Al contrario – sostiene il vescovo – l’appello alla pace e alla giustizia che il primo cittadino di Firenze faceva suo partendo dai versetti del libro di Isaia risuona di assoluta attualità, eco dell’insegnamento di una politica attenta al mondo intero e, insieme, alla concretezza della vita di ogni persona”. Infatti, “il senso di responsabilità di cui queste riflessioni sono permeate danno conto del bisogno che questa missione diventi propria di tutti: sottrarsi al richiamo delle divisioni e del potere non è facile, ma quel che rischia di perdersi è il senso del bene comune e dell’interesse generale”, che spinga “a una larghissima assunzione di responsabilità, ad ogni livello della società”, perché “per andare oltre ogni ostacolo non servono armi, ma mente, cuore e dialogo”.

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