Abusi nella Chiesa: p. Zollner (La Civiltà Cattolica), “la prevenzione deve fare i conti con situazioni culturali assai diverse tra loro”

“L’impegno universale della Chiesa per la prevenzione dell’abuso sessuale deve fare i conti con situazioni culturali assai diverse tra loro. A questo riguardo basta soltanto tener presente che la Chiesa cattolica conta circa 1,3 miliardi di fedeli sparsi in 200 Paesi, e nonsi con gura in una unità compatta. Ad esempio, tra le strutture cattoliche esistono più di 220.000 scuole che operano nei contesti più vari di ordine economico, giuridico e culturale. Lo stesso vale per le circa 1.450 università cattoliche, come pure per le centinaia di migliaia di asili infantili, scuole materne, centri per la cura dei disabili e per l’assistenza sociale, ospedali, ricoveri e altro ancora. In alcuni Paesi – per esempio, Australia, Irlanda, Germania, Austria –, per reagire contro gli scandali pubblici la Chiesa ha introdotto misure preventive capillari e provvede a formare sul piano professionale e normativo i collaboratori ad ogni livello e in ogni settore”. È un passaggio del contributo di padre Hans Zollner, direttore del Centre for Child Protection (Ccp) e membro della Pontifica Commissione per la tutela dei minori, nel terzo volume di “Accènti”, la collana di monografie digitali de “La Civiltà Cattolica”. Per p. Zollner, “si registra anche una forte resistenza passiva, che in diverse Chiese locali procede in direzione opposta per quanto riguarda l’impegno nello scoprire, intervenire e prevenire gli abusi sessuali. Già da questo semplice fatto si può constatare che – contrariamente a quello che si può percepire e ci si può raffigurare dall’esterno – la Chiesa cattolica, almeno in questo campo, non possiede direttive gerarchicamente strutturate e non dispone di quei meccanismi di controllo che sarebbero normali nella pubblica amministrazione e nel settore dell’economia”.

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