Abusi nella Chiesa: p. Zollner (La Civiltà Cattolica), “centralizzazione dei processi aiuta a prevenire occultamento e copertura da parte dei superiori”

“Alti e altissimi rappresentanti della gerarchia ecclesiastica, e al di sopra di tutti papa Benedetto XVI e papa Francesco, hanno richiesto di affrontare seriamente la questione degli abusi sessuali sui minori commessi da uomini di Chiesa. Già prima di diventare papa, l’allora cardinale Josef Ratzinger, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva preso alcune decisioni rilevanti per il trattamento dei casi di abuso. Erano stati prolungati i termini di prescrizione, al fine di proteggere le vittime, e l’abuso contro le persone con disabilità mentale era stato considerato come reato. Papa Francesco ha continuato e rafforzato la linea del suo predecessore, soprattutto con l’istituzione della Pontificia Commissione per la tutela dei minori”. Lo scrive padre Hans Zollner, direttore del Centre for Child Protection (Ccp), nel terzo volume della collana di monografie digitali de “La Civiltà Cattolica” dal nome “Accènti”. “Ci si continua a chiedere perché non vi siano linee guida unitarie per tutta la Chiesa. Occorre dire al riguardo, anzitutto, che le norme giuridiche, ovviamente, sono valide ovunque nella Chiesa cattolica. Questo concerne quindi le imputazioni, per le quali ogni vescovo deve seguire in ogni parte del mondo la stessa procedura. Si inizia con una istruzione preliminare e, se si conclude che un’accusa è fondata, bisogna inoltrare i documenti alla Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma, dove si decide a quale livello debbano svolgersi le ulteriori fasi del processo. Naturalmente – osserva Zollner – sarebbe auspicabile che questi processi penali potessero aver luogo nel territorio d’origine. Si faciliterebbe così un iter più veloce e più trasparente. Ma ciò è impedito dal fatto che in quasi nessuna Chiesa locale vi sono esperti in diritto canonico in numero sufficiente e adeguatamente formati, e per di più specializzati in diritto penale, e quindi i processi non potrebbero svolgersi con la dovuta competenza. Bisogna inoltre tenere presente che la centralizzazione dei processi aiuta a prevenire temibili meccanismi di occultamento e di copertura da parte dei superiori”.

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