Lavoro: Istat, a giugno retribuzioni contrattuali orarie in aumento dello 0,9% rispetto a maggio e del 2% nei confronti di giugno 2017

A giugno l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dello 0,9% rispetto al mese precedente e del 2% nei confronti di giugno 2017. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2018 la retribuzione oraria media è cresciuta dell’1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2017. È quanto comunica oggi l’Istat diffondendo i dati su “Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali” riferiti al periodo aprile-giugno 2018.
“Nel secondo trimestre del 2018 – spiega l’Istituto nazionale di statistica – continua l’accelerazione della crescita delle retribuzioni contrattuali iniziata negli ultimi mesi del 2017. A giugno la variazione mensile su base annua è tornata su valori che non si registravano dal 2011”. “Queste tendenze – prosegue la nota – derivano dall’applicazione concomitante degli aumenti contrattuali a regime, relativi al triennio 2016-2018, per la quasi totalità dei dipendenti pubblici dopo il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010. Nel settore privato la dinamica osservata è decisamente più regolare con una moderata tendenza al rialzo più presente nei servizi privati”.
Stando ai dati diffusi, alla fine di giugno 2018 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano 11,2 milioni di dipendenti (86,8% del totale) e corrispondono all’87,4% del monte retributivo osservato. Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo a fine giugno sono 21, relativi a circa 1,7 milioni di dipendenti (13,2%), in diminuzione rispetto al mese precedente (15,8%).
Un altro dato diffuso è relativo all’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto che “è in media di 35,8 mesi. L’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 4,7 mesi, in diminuzione rispetto a un anno prima (27)”.
Con riferimento ai principali macrosettori, a giugno le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell’1,3% per i dipendenti del settore privato (+0,9% nell’industria e +1,6% nei servizi privati) e del 4,1% per quelli della pubblica amministrazione. I settori che presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: militari-difesa (+6,4%); forze dell’ordine (+6,1%) e ministeri (+3,8). Le variazioni tendenziali minori si osservano per i servizi di comunicazione e informazione (+0,3%) e per l’edilizia (+0,1%).

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