Migranti: mons. Nosiglia (Torino), “appellarsi alla responsabilità degli altri Stati europei non può diventare un alibi per chiuderci a riccio”

“L’immigrazione verso il nostro Paese, che è esplosa in tempi e modalità sempre più intensi, ha suscitato in tanti, anche credenti, serie difficoltà nell’accettare quella accoglienza serena e positiva che dovrebbe essere propria di un popolo, come il nostro, che di emigranti ha riempito il mondo”. Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della veglia di preghiera per i martiri della fede e i migranti defunti, che ha presieduto questa sera nella chiesa dei Santissimi Martiri. “L’accoglienza, che comprende ovviamente anche il salvataggio in mare degli immigrati, in barconi spesso fatiscenti – ha aggiunto il presule -, rappresenta un necessario passo, che dovrebbe essere posto alla base del nostro rapporto con ogni persona che chiede aiuto, sia italiano che straniero”.Durante la preghiera sono stati ricordati i nomi di quanti hanno intrapreso i viaggi della speranza e sono morti in questi ultimi mesi nel tentativo di arrivare in Europa. L’arcivescovo ha indicato poi come “giusto e doveroso” appellarsi “alla responsabilità degli altri Stati europei per affrontare insieme il problema dell’immigrazione in atto, in forte crescita”. Ma è consapevole che “non può diventare un alibi per chiuderci a riccio e rifiutare e abbandonare al loro destino quanti giungono nei nostri mari, dopo lunghe e dolorose esperienze di guerra o di povertà estrema, molti dei quali anche minori e donne indifese, che hanno dovuto subire violenze di ogni genere”.

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