Pesca: mons. Chica Arellano (oss. Fao), “lavoro spesso precario e in molti casi forzato”

“La pesca fornisce posti di lavoro a milioni di persone e consente quindi il sostentamento di famiglie, gruppi e comunità, oltre a costituire per molti Paesi una fonte di reddito e l’approvvigionamento primario di cibo. Non dobbiamo mai dimenticare, tuttavia, che la dimensione economica, con tutti i suoi benefici, non dovrebbe mai offuscare la dimensione umana indispensabile, che è anche vitale per garantire uno sviluppo compatibile con la salvaguardia dell’ambiente, a beneficio delle generazioni presenti e future”. È uno dei passaggi dell’intervento di mons. Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni e gli Organismi delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao, Ifad, Pam), a conclusione della Conferenza “Garantire attività di pesca socialmente, ecologicamente e commercialmente sostenibili”, nell’ambito della 33ª Sessione del Comitato Pesca (Cofi) della Fao in corso a Roma. Nonostante “alcuni importanti risultati siano stati raggiunti”, “lo sfruttamento” dei pescatori “è a livelli insostenibili”: lavoro “spesso precario, in molti casi forzato”, alcuni “addirittura diventano vittime della tratta di esseri umani”. Altrettanto vale nel settore industriale della trasformazione e conservazione del pesce. “Il mondo in cui viviamo”, ha ricordato mons. Chica Arellano, continua “ad aver bisogno di valori come giustizia, solidarietà, promozione e rispetto per i diritti fondamentali degli esseri umani, in particolare quelli che sono poveri, svantaggiati o vulnerabili” e che “aspettano da noi una mano accogliente”, “l’assistenza che li aiuterà a portarli fuori dalla loro difficile posizione”.

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