Libertà religiosa: Impagliazzo (Sant’Egidio), “azioni più incisive, a partire dalle Nazioni Unite, per combattere l’intolleranza a tutti i livelli”

“Abbiamo tutti davanti ai nostri occhi le immagini di morte e distruzione, con gli attacchi contro chiese e siti cristiani, come in Siria, Iraq, Egitto, Pakistan e Nigeria. Attacchi contro i credenti durante le celebrazioni. Persone indifese e in preghiera – la postura più pacifica dell’uomo – vengono uccise solo perché sono cristiani”. Con queste parole Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha aperto il suo intervento oggi al simposio “Defending International Religious Freedoom: Partnership and action” organizzato a Roma dall’ambasciata Usa presso la Santa Sede con la Comunità di Sant’Egidio e Aiuto alla Chiesa che soffre. “Credo – ha aggiunto – che sia necessario sollecitare azioni più incisive a livello internazionale, a partire dalle Nazioni Unite, per combattere l’intolleranza a tutti i livelli contro le minoranze religiose, in particolare i cristiani, così colpiti oggi. Allo stesso tempo, il dialogo interreligioso deve essere incoraggiato”. Ricordando lo “Spirito di Assisi” che la Comunità di Sant’Egidio ha portato in questi anni in diverse città del mondo e dell’Europa,  Impagliazzo ha detto: “In un mondo complesso e interconnesso come il nostro, le religioni devono aiutarsi a vicenda per non diventare fattori di conflitto ma di pace”. “Mai più gli uni contro gli altri”, gridò Giovanni Paolo II ad Assisi, e concluse: “la pace è un laboratorio aperto a tutti!’. “Questo – ha commentato il presidente di Sant’Egidio – è un appello al nostro senso di responsabilità anche oggi”. Impagliazzo ha ricordato anche lo sforzo che il mondo islamico e l’Università al-Azhar stanno compiendo per rispondere alle manipolazioni dell’Isis. E ha concluso: “Abbiamo il compito di mantenere aperto il dialogo che non deve mai essere interrotto. Abbiamo il compito di comprendere e sostenere con partecipazione coloro che sono privati della libertà di professare la propria fede e sono perseguitati”.

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