Diocesi: mons. Nosiglia (Torino), “mancanza di lavoro macigno sulla vita dei giovani”

“La mancanza di lavoro pesa come un macigno sulla vita dei giovani e delle loro famiglie e di riflesso su tutta la società”. Lo ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della messa di san Giovanni Battista, patrono della città, che ha celebrato ieri in cattedrale. “Negli ultimi due anni, in molti abbiamo cercato di porre l’attenzione sulla questione delle povertà giovanili, che permangono come problema e come pungolo forte per la nostra città”, ha aggiunto il presule che l’ha considerata “una sfida che non possiamo eludere o sottovalutare, lasciando ai singoli interessati o ai loro genitori e nonni il problema e rischiando di espellere intere generazioni dal processo culturale, sociale e produttivo del territorio”. Quindi, mons. Nosiglia ha rivolto l’attenzione alla “formazione” e all’“accompagnamento dei giovani al lavoro”, che “mettono in gioco le Università, le scuole professionali, le imprese, le istituzioni e, da parte della Chiesa, la pastorale del lavoro e la fondazione Operti”. Una preoccupazione che “non deve indurci nell’errore di ritenere che, allora, la condizione degli anziani sia scevra da problemi”, ha sottolineato l’arcivescovo, che ha affermato come “in più d’uno dei centri di ascolto della nostra rete diocesana si sta registrando un incremento delle richieste da parte di anziani, molti dei quali over settantacinque”. “Richieste di natura economica, certo, ma anche inerenti la salute”. Quindi, l’auspicio di “agevolare percorsi” per “prendersi cura di loro”, “valorizzando gli anziani che chiedono con insistenza di venire inserirti in reti di relazioni significative per affrontare la solitudine e la perdita di significato”. Infine, l’attenzione è ricaduta sulla famiglia verso la quale “dobbiamo riuscire a rendere strutturale tutto lo sforzo compiuto, codificandolo in modo più sistematico e curandone gli esiti di piena dignità, cosa che non sempre si realizza, almeno vedendo la situazione di alcuni alloggi popolari, assegnati in condizioni a dir poco precarie”.

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