Stati Uniti: vescovi, settimana della libertà religiosa. Tra i temi: migranti, aborto, politica, droga, persecuzioni in Medioriente

Una settimana per conoscere, agire e pregare per la libertà religiosa nel mondo. La Chiesa statunitense ha lanciato il 22 giugno una campagna in cui per sette giorni si tratterà un tema scottante che ha risvolti nella scelta di vivere la fede. E per ogni giorno un vescovo a capo di una delle commissioni della Conferenza episcopale offre un brevissimo commento che incoraggia ad agire da cristiani liberi di fronte ai temi sociali più scottanti della società americana. Migranti, obiezione di coscienza di fronte all’aborto, famiglie, linguaggio e politica, epidemia nel consumo di droghe, persecuzioni in Medioriente sono luoghi di frontiera dove i cristiani “sono chiamati a vivere con integrità e fedeli al Vangelo”, ha commentato il vescovo Michael Burbidge, capo della Commissione delle comunicazioni per la Conferenza episcopale Usa, che ha aperto la campagna ponendo come modelli Tommaso Moro e John Fisher di fedeltà alla Chiesa e al servizio dei fratelli. Monsignor Joe Vasquez, presidente della Commissione per i migranti, nel suo messaggio ha voluto sottolineare che “la Chiesa e il servizio di assistenza ai migranti è stato fortemente attaccato anche per le scelte fatte nel campo dell’aborto. Oggi ci viene chiesto di scegliere tra la vita di un bambino non nato e un migrante, ma non possiamo accettare questo ricatto: noi siamo chiamati ad assistere tutti”. Il vescovo di Philadelfia, Charles Chaput, nel secondo giorno di campagna ha messo in guardia dal linguaggio politico disonesto: “Un pericolo per la democrazia e un pericolo anche per le leggi e le politiche pubbliche”. E ha suggerito di agire sui rappresentanti eletti al Congresso perché agiscano “secondo carità e giustizia, nel rispetto della fede e della libertà e dignità umana”. Altri temi della campagna sono la libertà di insegnamento per le istituzioni cattoliche, la difesa dei cristiani in Medioriente per cui si chiedono anche donazioni consistenti che consentano la permanenza nelle terre che hanno visto nascere il cristianesimo; la libertà di coscienza del personale sanitario di fronte alle richieste di aborto. Quest’ultimo tema è terreno di scontro sia negli ospedali che nelle corti poiché tanti dei dipendenti vengono denunciati perché rifiutano di sottostare a regolamenti che autorizzano l’aborto anche oltre il terzo mese di vita. La campagna affronta anche una delle emergenze sociali più drammatiche per le famiglie: la crisi legata al consumo di oppioidi. Tanti bambini, figli di genitori tossicodipendenti sono spesso lasciati a lungo tempo in strutture di assistenza poiché, in alcuni Stati, si escludono i gruppi e le famiglie cattoliche che potrebbero occuparsi di affidamento temporaneo. “La campagna ci ricorda che la nostra fede non è una questione privata ma va proclamata dai tetti e necessita di testimoni, soprattutto tra i giovani, affamati di vita spirituale e di amicizia con Dio e alla ricerca di chi sappia testimoniarli e non solo proclamarli”, ha concluso monsignor Robert Bannon, vescovo ausiliare di Los Angeles, presidente della Commissione per l’evangelizzazione, che ha invitato ad esercitare la libertà religiosa, condividendo e non imponendo un’esperienza e una vita di fede improntata sul Vangelo.

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